Finanza

Dove va la banca che chiamiamo etica

Non basta dire: noi siamo diversi. Il 22 maggio prossimo, a Padova, Banca Etica si riunirà in assemblea. Quest’anno non c’è solo l’approvazione del bilancio -il bilancio di una banca in un contesto di crisi internazionale- ma il momento ben…

Tratto da Altreconomia 113 — Febbraio 2010

Non basta dire: noi siamo diversi. Il 22 maggio prossimo, a Padova, Banca Etica si riunirà in assemblea. Quest’anno non c’è solo l’approvazione del bilancio -il bilancio di una banca in un contesto di crisi internazionale- ma il momento ben più delicato e significativo dell’elezione del nuovo consiglio di amministrazione. Un passaggio che riguarda tutti noi, che abbiamo a cuore l’altra economia. Un passaggio che già tre anni fa non fu privo di fatiche, e che questa volta è profondamente segnato dall’addio dello storico presidente, Fabio Salviato, che non può più ricandidarsi.
La fine dell’attuale mandato del cda, con i suoi successi e le sue critiche, delle quali abbiamo dato conto nelle pagine di questo mensile, segna un -possibile- punto di svolta nella storia della banca, e per questo motivo l’assemblea di maggio sta facendo emergere grandi aspettative e riflessioni. Su quello che è stata Banca Etica e su quello che vorremmo che fosse. Nelle pagine che seguono diamo conto delle valutazioni di alcuni interlocutori importanti della banca sulla fase che si apre a partire dal 22 maggio.
La posta in gioco è alta e molti sono i temi sul piatto. Il primo è il principale: dopo 11 anni il contesto in cui lavora la Banca è profondamente cambiato. Sono mutate le sensibilità, i numeri, il mercato. Banca Etica non può più rivendicare un “primato”, o un’egemonia culturale sul tema dell’etica bancaria, che a torto o a ragione oggi viene sbandierata da tutti, a vario titolo e con più o meno coerenza, nella ricerca continua di nuove fette di mercato.
Su questo aspetto insiste anche un secondo fattore, ovvero la debolezza di un istituto che ormai fronteggia concorrenti molto agguerriti. I membri del nuovo cda -e il nuovo presidente in particolare- dovranno affrontare il problema di trovare le competenze professionali giuste, che non potranno però più essere affidate alla buona volontà, ma che al contrario andranno remunerate e cercate sul mercato.
La “diversità” di cui giustamente si vanta Banca Etica in ambito “politico” dovrà quindi trovare un riscontro anche nell’operatività, e questo non è per nulla facile né scontato.
Un altro nodo da affrontare riguarda la difficoltà di una banca forse poco capitalizzata, dalla scarsa presenza sul territorio e limitata redditività, costantemente sotto la lente di Banca d’Italia. Ma non solo: il tema della partecipazione e dei processi democratici -a partire da come sono emerse le candidature- dovrà essere affrontato ancora una volta, della vitalità dei gruppi territoriali, e con esso il ruolo dei soci fondatori e il loro rinnovato interesse per Banca Etica, forse un po’ sopito, senza tuttavia correre il rischio di non farne gli interessi in maniera sbilanciata rispetto agli altri soci, e delle alleanze che la banca vorrà stringere. Il prossimo consiglio d’amministrazione dovrà far tesoro delle esperienze passate (anche non riuscite: la rete delle “botteghe della solidarietà”, che si sta dissolvendo, o il progetto ancora incerto della Banca etica europea) e proporre idee innovative e solide.
Soprattutto, il prossimo consiglio di amministrazione dovrà dare una definizione chiara della mission della banca, e decidere se assumersi fino in fondo il compito di essere l’istituto di riferimento dell’altra economia italiana, o se concentrarsi maggiormente sulla clientela di risparmiatori “responsabili” che sinora l’ha scelta. Non si sopisce quindi il tema dei fondi di investimento, da sempre criticati per la presenza al loro interno di multinazionali di vario genere e considerati espressione di quel tipo di finanza che poco ha a che fare con la finanza etica. Così come non valgono i “successi” nel campo dell’azionariato critico, che sembrano lontani dalla definizione di finanza etica e, quindi, dei compiti della Banca.
Tutti temi che andranno ben valutati e affrontati, soprattutto da Ugo Biggeri, che per primo si è candidato al ruolo di prossimo presidente di Banca Etica. Biggeri -44 anni, una vita spesa nella società civile, oggi alla Fondazione culturale responsabilità etica, emanazione della banca- è stato nel cda di Banca Etica tra il 1998 e il 2007 ed è il presidente in pectore da ormai tre anni, da quando cioè non si ricandidò nel board proprio per proporsi come successore di Fabio Salviato oggi. Una procedura in effetti poco ortodossa. La sua tuttavia è una candidatura di grande spessore, spiegata in una lettera inviata a tutti i soci della Banca (potete trovarla anche in allegato), presentata attraverso la raccolta di firme (vedi box a p. 17). Una candidatura alla presidenza accettata anche dai 18 soci fondatori della banca, che si sono riuniti a Roma a metà gennaio per proporre i loro tre candidati al cda (senza grande dibattito in verità). Questi sono Roberto Oliva (delle Acli), Daniele Lorenzi (Arci) e Giuseppe Gallo (del sindacato Fiba-Cisl). Il quale valuta così il lavoro di Banca Etica e il compito che, se sarà eletto, dovrà affrontare: “I nuovi consiglieri dovranno concordare e condividere un programma traendo continuità dal lavoro precedente. Il sistema bancario italiano è stato fortemente condizionato dall’esistenza di Banca Etica, che ha interpretato per prima la domanda di responsabilità sociale dei risparmiatori”.
“Diamo un giudizio positivo del lavoro della banca” ci ha detto Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli. “In particolare, è positivo il fatto che siamo riusciti a dimostrare che può esistere una banca ‘etica’ coi conti in regola. Ma i nodi da affrontare sono molti. Il primo sarà la capacità di rispondere alle esigenze del terzo settore. Servono servizi innovativi, diversi da quelli degli altri istituti. In questo ha giocato forse anche la scarsa dialettica coi soci maggiori, che non hanno saputo ben raccontare il mondo che rappresentano. Oggi la parte ‘pionieristica’ della storia di Banca Etica sta finendo, e noi non ci tireremo indietro”.
“Banca Etica rappresenta una bella scommessa vinta” aggiunge Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci. “Ora si riparte da una stagione che è un po’ una prova del nove. Nella prossima fase sarà di fronte a scelte importanti dal punto di vista dell’organizzazione aziendale, e alla necessità di attrezzarsi per avere maggiore competitività in un mercato che attraversa le tempeste che conosciamo. Soprattutto, dovrà definire meglio il punto di equilibrio tra l’essere azienda ed essere movimento politico. Finora la banca è stata forse sbilanciata più su questo versante, ed era inevitabile e giusto. Ora è necessario rafforzarsi e far crescere i numeri, ed essere punto di riferimento sia per il cittadino risparmiatore ‘responsabile’, sia per il terzo settore”.
Il Consorzio nazionale Cgm è tra i fondatori di Banca Etica e probabilmente il maggior convogliatore di clienti. Giacomo Libardi è presidente di Cgm Finance, che eroga finanziamenti ai soci del consorzio. “Banca Etica è un grande successo dal punto di vista del risparmiatore responsabile: un successo che va al di là dei numeri. Invece, sulla mission di finanziare l’economia civile ha fatto fatica a raggiungere efficacia ed efficienza, ritardo che sta cercando di colmare anche grazie alla comparsa di concorrenti che prima non c’erano. I mondi cui si rivolge Banca Etica non sono più esclusivi. Oggi tutte le banche si rivolgono al terzo settore come potenziale cliente. Banca Etica dovrà sperimentarsi in nuovi prodotti e servizi, anche in pool con altre banche, per rispondere meglio alle esigenze dei suoi soci”. Guido Leoni è vice presidente di Ctm altromercato, il principale soggetto di commercio equo d’Italia, e fondatore di Banca Etica. “La fase che vive la banca è delicata e importante. È il momento di mostrare unità e convinzione in un progetto che va incontro a cambiamenti che vanno guidati e condotti. Banca Etica deve sempre più guardare ai principi che l’hanno fatta nascere, ovvero essere uno strumento per il terzo settore”.
Anche l’Aiab, l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica, è nell’elenco di chi ha dato vita a Banca Etica. Andrea Ferrante è il presidente, e ci dice: “La banca sinora si è molto concentrata su se stessa, e può fare ancora molto. C’è stata molta cautela negli impieghi e nei finanziamenti: credo sia il momento di cambiare il passo. Essere meno lenti nelle istruttorie, ad esempio. Serve coraggio, altrimenti si rischia di perdere il ruolo che la banca dovrebbe avere, in favore di altri soggetti più dinamici che da tempo si stanno muovendo sul mercato”. A febbraio e marzo si raccolgono le candidature (sono arrivate anche quelle delle aree territoriali). Poi, la discussione si sposterà a Padova: noi di Ae ci saremo.

Undici anni dopo
Undici anni di successi. Oggi Banca Etica può vantare numeri significativi se rapportati alla scommessa quasi “incosciente” che le diede vita, nel 1999.
Al 31 dicembre 2009 il capitale sociale ammonta a oltre 26 milioni di euro, e i soci sono 32.766. Di questi, quasi 28mila sono persone fisiche, e poco meno di 5mila persone giuridiche. Il dato più significativo però è la raccolta di risparmio, che a oggi tocca la cifra record di 627 milioni e 800mila euro. In attesa del bilancio 2009, che verrò approvato all’assemblea di maggio, sono disponibili i dati del primo semestre 2009, che parlano di un utile di esercizio di 79mila euro.
Con i soldi raccolti, la banca ha sinora deliberato 4.114 finanziamenti, per un totale di quasi 540 milioni di euro. L’elenco completo delle realtà finanziate, suddivise per area geografica, è sul sito della banca (www.bancaetica.com).
Banca Etica ha 13 filiali, l’ultima delle quali, a Genova, ha aperto i battenti a fine gennaio.
Etica Sgr è invece la società di gestione del risparmio (operativa dal febbraio del 2003) di cui Banca Etica detiene il 49% delle azioni (il resto è in mano a Banca popolare di Milano, Cassa centrale credito cooperativo del Nord-Est e Banca popolare di Sondrio). Promuove quattro fondi comuni di investimento etici: Valori responsabili monetario (che ha un patrimonio di 168 milioni di euro), Valori responsabili obbligazionario misto (48 milioni), Valori responsabili bilanciato (74 milioni), Valori responsabili azionario (12 milioni). I fondi investono in azioni e titoli di Stato selezionati prendendo in considerazione criteri sociali e ambientali. La selezione viene effettuata da Etica Sgr sulla base dei dati forniti dalla società di ricerca inglese Eiris (www.eticasgr.it).

Come candidarsi al consiglio
C’è tempo fino al 30 marzo. Il regolamento assembleare, che determina come presentare le candidature al consiglio di amministrazione di Banca Etica, stabilisce che la raccolta dei nominativi “inizi il 90° giorno antecendente la prima convocazione e si chiuda 30 giorni prima della data prevista per l’assemblea in prima adunanza, entro le 17” (art. 14 e 18.1). Poiché la prima convocazione è il 30 aprile 2010 (ma la seconda convocazione, quella “vera”, è per il 22 maggio), febbraio e marzo sono i mesi nei quali proporsi. Si possono candidare alla carica di consigliere i soci che risultano iscritti al libro soci da almeno 90 giorni, ovvero ammessi a fine gennaio. Si possono poi ricandidare di diritto i membri del consiglio di amministrazione (che non abbiano superato il numero massimo di mandati), mentre i 18 soci fondatori possono esprimere di diritto tre candidature (cosa che in effetti è avvenuta, come raccontiamo in queste pagine). Inoltre, singole candidature possono essere presentate da un numero di soci non inferiore all’1% dei soci totali. Tradotto vuol dire che chi vuole candidarsi deve raccogliere almeno 330 firme che lo sostengano.
Per facilitare questa operazione, l’elenco degli aspiranti candidati che raccolgono le firme dei soci è diffuso anche negli sportelli della banca in giro per l’Italia. Tuttavia, ogni socio può sostenere una sola candidatura, e non una “lista”, il che limita molto la possibilità di candidature espressione di “minoranze” tra i soci. 
Infine, anche le quattro aree territoriali (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud) possono esprime una candidatura ciascuno. I 13 consiglieri di amministrazione eletti sceglieranno poi il loro presidente. Il 22 maggio, oltre ai membri del cda, verranno eletti quelli del nuovo Collegio sindacale e del Comitato di probiviri. Le istruzioni e il regolamento elettorale possono essere lette e scaricate dal sito della banca, www.bancaetica.com
 

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