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Domani mi metto in proprio: padroni sì, ma del proprio lavoro

Esce per Altreconomia edizioni un manuale per “partire con il piede giusto”: come creare un’impresa-bicicletta, ovvero sostenibile per sè e per il Pianeta

Tratto da Altreconomia 198 — Novembre 2017

Per avviare una nuova impresa ci vuole innanzitutto un bel s-business plan. No, non è un refuso, ma la prospettiva di Domani mi metto in proprio, il nuovo manuale di Marco Geronimi Stoll, pubblicitario disertore e già autore per Altreconomia del fortunato Smarketing.  In questo agile vademecum non troverete –ça va sans dire– ricette  miracolose per diventare ricchi. Il libro è dedicato infatti ai “non rampanti”: giovani che non hanno i soldi di babbo da investire nell’ennesima start up ma magari hanno una buona idea e sono stufi di lavori precari e sfruttamento. O al professionista che -dopo anni di onorato mestiere- è stato messo da parte o vuole ricominciare da capo, magari seguendo una vecchia vocazione agricola. Più in generale è rivolto a chiunque voglia cambiare la propria storia lavorativa e in qualche misura anche la propria vita. 

Ma torniamo al nostro s-business plan: un documento che serve prima di tutto a guardarsi allo specchio, mettere su carta la missione, la visione, i valori della propria “impresa”, descrivere i prodotti e i servizi, capire qual è il “mercato” e fare una previsione finanziaria. Tutto qui? No di certo. Uno s-business plan che si rispetti include l’impatto sociale e ambientale della nuova attività e il “protocollo etico”, dove ci si impegna a trasparenza, rispetto dei diritti, redazione di un bilancio sociale.

Più in generale Domani mi metto in proprio è un libro per cominciare con il piede giusto in tutti i sensi: scoprire e seguire la propria vocazione, scegliere bene i compagni di strada, imparare a pensare insieme ed evitare gli errori più frequenti. Ma quale impresa? Non certo una multinazionale, ma un mestiere che ci piace, senza padroni, con un valore aggiunto sociale e ambientale. Un’impresa-bicicletta, di piccola scala, come la definisce Geronimi Stoll: è leggera, fa poche cose ma le fa bene, è facile capire come funziona. Ha un numero di clienti limitato ma quei pochi sono fedeli e capaci di “passaparola”; ha una sede in co-working e una strumentazione essenziale, poco lusso e molta praticità. Non cerca di urlare più degli altri, ma ha un bel nome e cerca di comunicare in modo onesto e chiaro; non è partita facendo debiti con le banche e ha scelto per costruire il proprio sito web o i propri macchinari dei tecnici “abilitanti”.

Un modello che spesso funziona meglio della solita impresa-Suv. Un esempio di vecchio che non funziona più? L’azienda agricola “chimica e monoculturale, senza relazioni con il territorio e strozzata dai buyer della Grande distribuzione organizzata”; molto più interessante un’azienda contadina bio che vende direttamente ai Gruppi d’acquisto solidale e nei mercati di prossimità, coltivando prodotti locali e scambiando semi e competenze coi vicini.

L’economia solidale è -ovviamente- l’àmbito privilegiato in cui si possono muovere gli imprenditori del “domani”: il libro ospita anche, oltre a interviste e interventi, un repertorio dei possibili “mestieri” e attività, dalle filiere agricole alla comunicazione marketing free. Non resistiamo -infine- alla tentazione di svelarvi il primo passo per “mettersi in proprio”: sedersi comodi e tracciare, con l’aiuto di molti post-it la propria carta d’identità professionale, dalle attitudini alle competenze, dai desideri alla propria idea di lavoro.

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