Ambiente / Varie

Dentro i conti del Passante di Mestre

In un report di Re:Common tutti i "nodi" relativi al finanziamento dell’infrastruttura autostradale inaugurata nel 2009, a partire dai legami con il sistema corruttivo legato al MOSE -che sarebbero emersi nell’inchiesta che ha portato una trentina di indagati a patteggiare e 8 persone processo a Venezia-. È stato presentato mercoledì scorso in un’audizione al Parlamento europeo

 

Il 20 aprile 2016 s’è parlato del Passante di Mestre a Bruxelles, perché Counter Balance e Re:Common hanno presentato -in audizione di fronte alla Commissione Budget Control del Parlamento europea- un rapporto dedicato all’infrastruttura veneta, per denunciare come alcune istituzioni europee stiano finanziando un progetto controverso. 

Altreconomia ha intervistato Elena Gerebizza, una delle curatrice del briefing scritto da Re:Common e intitolato “Highway to hell”.
 
Nella vostra analisi collegate il Passante di Mestre al MOSE, cioè il sistema di dighe (in costruzione) che dovrebbero “salvare” Venezia dall’acqua alta. Che cosa lega i due progetti? 
Intanto c’è un “caso” giudiziario, le indagini avviate dalla Procura di Venezia nel giugno di due anni fa sul MOSE. 
Dai documenti resi pubblici dai magistrati nel corso delle indagini preliminari (il 14 aprile 2016 è iniziato il processo, nei confronti di 8 imputati, mentre una trentina hanno patteggiato, tra questi l’ex ministro Giancarlo Galan, ndr) emergerebbe un collegamento tra il MOSE e le altre infrastrutture che le società del Consorzio Venezia Nuova, tra cui la Mantovani spa, stavano realizzando in Veneto. L’opera principale era proprio il Passante di Mestre. 
Sia il MOSE che il Passante, però, hanno ricevuto il sostegno della Commissione europea e della Banca europea per gli investimenti (BEI). 
E continuano a riceverne: anche l’allargamento dell’autostrada A4 nell’area tra Padova e il confine friulano, considerata un’opera accessoria del Passante, sta per ricevere un finanziamento di 530 milioni di euro dalla Commissione europea e dalla BEI, perché inclusa nel “Piano Juncker” per le infrastrutture. E questo avviene a processo in corso. 
Leggendo gli atti giudiziari ci siamo resi conto che dietro le due infrastrutture esiste un sistema corruttivo strutturato, che va al di là dell’idea di partnership pubblico-privato com’è inteso dalla Banca europei d’investimenti, ma racconta un approccio in cui il privato prende controllo sul pubblico e lo utilizza in modo funzionale a canalizzare risorse pubbliche verso i propri interessi.
 
Recentemente, il Passante di Mestre ha ottenuto un “sostegno pubblico”, sotto forma di garanzie BEI per l’emissione di un bond, una obbligazione per ri-finanziare il debito. Perché ritieni questo un elemento critico? 
Per il collegamento con le indagini. Il punto centrale: la società avrebbe potuto emettere delle obbligazioni, anche senza chiedere il sostegno della Commissione europea e della BEI. Il fatto che la CE, con il progetto dei Project Bond, e la BEI siano entrati, ha garantito un rating molto altro, A3: magari avrebbero avuto più difficoltà a piazzare oltre 800 milioni di euro di obbligazioni. 
Secondo gli annunci di mercato, la distribuzione iniziata il 6 aprile 2016 è invece andata molto bene: la richiesta dagli investitori è più altadel 30% rispetto alla disponibilità. CAV spa, il gestore del Passante, è una società di fatto pubblica, partecipata da Regione Veneto e ANAS, e utilizzerà la liquidità garantita dalle obbligazioni per ripagare il debito contratto per realizzare l’infrastruttura (che è stata inaugurata nel 2009, ndr). Crediamo sia legittimo chiedersi se e in che misura questo indebitamento sia stato generato anche da atti corruttivi, cioè legato ai costi che il processo in corso sta mettendo in discussione. 
È quanto meno singolare che il progetto del Passante sia stato scelto per la fase sperimentale -8 progetti finanziari in 25 Paesi- del “project bond europeo”. Perché le risorse non aiutano l’economia italiana, ma servono solo a liberare dal debito le banche (tra cui Cassa depositi e prestiti, partecipare all’80% dal ministero del Tesoro), ANAS spa e Regione Veneto. A liberarle da debiti generati da un progetto come il Passante che si sta dimostrando non remunerativo.
 
Nel corso dell’audizione al Parlamento europeo il report è stato accolto con molto interesse, perché nell’aprile del 2015 la Commissione Budget Control aveva adottato una risoluzione che chiedeva a Commissione europea e BEI di non rifinanziare in alcun modo il debito del Passante, viste le indagini in corso. Il problema è che il Parlamento europeo non è stato ascoltato da nessuno. Nel corso degli ultimi anni ci eravamo già rivolti ad altre istituzioni europea, come l’OLAF, l’Organismo antifrode della Commissione europea, e la Banca europea degli investimenti, ma solo il Parlamento ha riscontrato “il” problema.

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia