Esteri

Dal colera alla collera

Haiti, un anno dopo. I rapporti di Amnesty e Oxfam e un documentario

365 giorni sono passati da quando ad Haiti un terribile terremoto ha schiacciato 200.000 persone sotto le macerie e ha raso al suolo interi villaggi, lasciando piu di un milione di persone senza casa. Trecentocinquantanove giorni in cui il paese è stato praticamente paralizzato, immobile per quel che riguarda la rimozione delle macerie e la ricostruzione delle case e delle strutture.

E’ quel che risulta dal rapporto From relief to recovery diffuso dalla confederazione internazionale Oxfam International (Oxford Commitee for Famine Relief). La Ong, che da oltre 30 anni è impegnata nella lotta alla povertà e all’ingiustizia, sottolinea il fatto che negli scorsi dodici mesi si è potuto notare un forte impegno da parte di oganizzazioni umanitarie che hanno provveduto a procurare acqua, cibo, assistenza sanitaria e altri aiuti fondamentali a milioni di persone. Tuttavia, nonostante il successo della risposta all’emergenza, resa possibile grazie a donazioni  eccezionalmente generose (oltre un miliardo di dollari) , la ripresa nel lungo termine è a malapena iniziata, è venuto a mancare il fondamentale supporto dallo stesso stato haitiano e dalla comunità internazionale per quanto riguarda la ricostruzione.
Nel novembre 2010 le Nazioni Unite hanno reso pubblico il fatto che dei 2,1 miliardi di dollari promessi dai governi per la ricostruzione di questo paese devastato, solamente il 42.3% è stato reso disponibile entro la fine dell’anno. Per questo motivo, dopo un anno, solo il 5% delle macerie è stato rimosso e solo il 15% degli alloggi temporanei necessari è stato costruito. “ Quasi un milione di persone vive ancora in tende o sotto teli di plastica, – sottolinea Roland Van Hauwermeiren, direttore di Oxfam ad Haiti – mentre centinaia di migliaia di persone vivono nelle rovine della capitale e non sanno ancora quando potranno tornare a casa.”

A questi problemi si aggiunge una denuncia di Amnesty International con il documento Women speak out against sexual violence in Haiti’s camps: ad Haiti migliaia di donne sono sotto la minaccia della violenza sessuale e non sono protette in modo adeguato. Secondo i dati del rapporto di Amnesty International, nei primi 150 giorni successivi al terremoto furono segnalati oltre 250 casi di stupro. Ancora oggi, quasi ogni giorno, l’ufficio di un gruppo locale di sostegno alle donne riceve persone che intendono denunciare uno stupro. La violenza sessuale è assai diffusa nei centinaia di campi che sono sorti su tutto il territorio dopo il devastante terremoto. La mancanza di sicurezza, il sovraffollamento e l’inadeguatezza dei servizi igienici lasciano le donne esposte al rischio di violenza sessuale, senza alcuna protezione da parte di qualsiasi autorità. Dopo il terremoto, infatti, la già limitata assistenza delle autorità è stata compromessa dalla distruzione delle stazioni di polizia e dei tribunali e ciò ha reso più difficile denunciare la violenza sessuale. “ Per porre fine a tutto questo, – consiglia Gerardo Ducos, ricercatore di Amnesty International su Haiti -il nuovo governo deve assicurare che la protezione delle donne e delle ragazze nei campi diventi una delle priorità”.

L’intento della Oxfam International e di Amnesty International è quello di chiedere al governo entrante – si deve attendere il ballottaggio del prossimo 16 gennaio – di iniziare a muoversi velocemente, con il supporto delle comunità internazionali, per la ricostruzione e la rinascita di questo paese: le autorità, secondo la Ong, si stanno muovendo troppo lentamente, inoltre non stanno facendo nulla per semplificare e velocizzare le pratiche burocratiche necessarie per la ristrutturazione delle case, delle strutture e la rimozione di macerie dalle strade; inoltre Amnesty International chiede al nuovo governo di Haiti di prendere misure urgenti per porre fine alla violenza contro le donne, nell’ambito di un piu’ ampio piano per affrontare la crisi umanitaria. Secondo l’organizzazione per i diritti umani, le donne devono essere pienamente coinvolte nello sviluppo di questo piano, che dovrebbe prevedere da subito il miglioramento della sicurezza nei campi, un’azione di polizia efficace e procedimenti giudiziari nei confronti dei responsabili della violenza sessuale.

“Questo è stato un anno di indecisione che ha fermato la ripresa di Haiti. Ci sono decisioni chiave che riguardano la sicurezza, i posti di lavoro, le macerie da ripulire, le case da riparare e la terra da distribuire alle persone che non potranno ritornare nelle loro case. Queste decisioni possono e devono essere prese con urgenza” conclude Roland Van Hauwermeiren.

 Ecco invece il documentario realizzato ad Haiti dalla giornalista Céline Camoin (con l’editing di Giuseppe Ballone)

 

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