Economia / Attualità

Cooperazione allo sviluppo, il governo riduce i fondi

Dopo anni di crescita delle risorse messe a disposizione per sostenere progetti di sviluppo nei Paesi più poveri, la nuova legge di bilancio segna un’inversione di tendenza. Nino Sergi (Link2007): “Una mancanza di visione che isola l’Italia, in un momento storico in cui i molti problemi che dobbiamo affrontare dovrebbero spingerci a relazionarci in maniera sempre più stretta con i Paesi africani e quelli del Vicino Oriente”

Guinea, contadini al lavoro in un campo © Dominic Chavez/World Bank

Stazionario, senza ambizione e con trend negativo. Così “Link 2007”, coordinamento che riunisce 14 importanti ong italiane impegnate in progetti di cooperazione nei Paesi del Sud del mondo, sintetizza l’impegno finanziario messo in campo dal governo con la legge di Bilancio 2019 per il prossimo triennio (2019-2021) in materia di aiuto pubblico allo sviluppo. L’analisi di “Link 2007” evidenzia come, dopo anni di crescita (dallo 0,17% del Pil nel 2013 allo 0,29% del 2017) la legge di Bilancio 2019 segni un andamento decrescente dell’Aiuto pubblico allo sviluppo che rimarrà intorno allo 0,29% del Pil nel 2018 e nel 2019, mentre nel 2020 entrerà in una fase decrescente, attestandosi attorno allo 0,26% del Pil, “che metterà l’Italia in difficoltà nella sua credibilità internazionale se non saranno apportati seri correttivi”, avverte “Link 2007” nella dettagliata analisi pubblicata sul suo sito. “Per assicurare almeno lo 0,3% del Pil la legge di bilancio dovrebbe prevedere stanziamenti pari a 5,277 miliardi nel 2019; 5,331 miliardi per il 2020; 5,385 miliardi per il 2021 -si legge nel report-. Le cifre indicate nella legge di bilancio sono invece inferiori e con un andamento decrescente”.

“Mancano ambizione e visione in prospettiva -commenta Nino Sergi, presidente emerito di Intersos e policy advisor di Link 2007-. Questa mancanza di visione non fa che isolare l’Italia, in un momento storico estremamente delicato in cui i molti problemi che dobbiamo affrontare ci dovrebbero spingere a relazionarci in maniera sempre più stretta con i Paesi africani e quelli del Vicino Oriente”.

Il rapporto evidenzia inoltre l’incoerenza delle politiche governative. A una dichiarata intenzione di moltiplicare gli interventi nei Paesi più poveri (con l’obiettivo di rafforzamento delle istituzioni pubbliche e del sistema educativo, sicurezza alimentare, servizi sociali e assistenziali anche in funzione del contenimento dei flussi migratori) non corrispondono infatti misure adeguate per poterli realizzare. “Mancano una visione e una strategia operativa e politica coerenti con questi obiettivi -sottolinea il rapporto-. Anche con limitate risorse si possono realizzare iniziative di qualità, ma si tratta di un’azione limitata rispetto a quanto viene richiesto a Paesi avanzati come l’Italia dall’interconnessione dei fenomeni e dei problemi globali”.

Affinché l’Italia possa far fronte in maniera adeguata a sfide complesse come il degrado ambientale, eventi catastrofici, conflitti, migrazione forzata, divari demografici, squilibri economici e sociali, “Link 2007” si rivolge al Governo e alle Commissioni esteri e bilancio di Camera e Senato per chiedere una correzione finanziaria al rialzo, già durante l’esercizio 2019, dei fondi destinati all’aiuto pubblico allo sviluppo.

Una tabella pubblicata sul report “La legge di bilancio 2019 e la cooperazione internazionale” @ Link2007

Il report poi sottolinea come la legge di bilancio mantiene per il triennio 2019-2021 consistenti stanziamenti al ministero dell’Interno finalizzati alla copertura dei costi relativi all’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati e che verranno utilizzati anche per realizzare progetti nei Paesi d’origine nei migranti o nei Paesi di transito. Fondi che, in base a quanto stabilito dall’Osce, possono essere conteggiati come aiuto pubblico allo sviluppo. Risorse importanti, pari a 1,678 miliardi nel 2019, 1,554 miliardi nel 2020 e 1,452 miliardi nel 2021. Più del 30% dell’aiuto pubblico allo sviluppo complessivo dell’Italia. “Data la forte riduzione di domande di protezione internazionale il ministero dell’Interno ha disponibilità di risorse finanziarie significative, che potrà spendere anche per realizzare progetti lungo le principali rotte migratorie -sottolinea Nino Sergi-. In base a quanto previsto dalla legge 125/2014 la responsabilità politica della cooperazione allo sviluppo è in capo al ministero degli Affari esteri: è bene che l’azione dei due ministeri sia coordinata, al fine di garantire finalità, coerenza e unitarietà delle iniziative di cooperazione”.

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