Diritti

Coltiviamo diritti in campagna

"Dignità e legalità del lavoro in agricoltura". Aiab, Asgi, Arci e Fondazione "Di Vittorio" (e altri) promuovono un appello per una mobilitazione nazionale contro lo sfruttamento dei braccianti (almeno 430mila persone, secondo l’ultimo rapporto FLAI-CGIL) e il caporalato. Si parte il 28 maggio, a Roma, dov’è in programma un workshop, una giornata di approfondimento, confronto e discussione 

8,26: questa dovrebbe essere la paga oraria (in euro) per i braccianti agricoli, secondo il contratto nazionale; 6,40: questa dovrebbe la durata (in ore) della giornata di lavoro di un bracciante agricolo, secondo lo stesso contratto. Che resta, spesso, sulla carta: in Italia, secondo le stime di Coldiretti e FLAI-CGIL, ogni anno sono almeno 430mila i lavoratori e le lavoratrici che vivono condizioni di sfruttamento e lavoro nero (sul numero di aprile 2016 abbiamo raccontato le storie degli indiani nell’agro pontino). 

“Di questi circa l’80% sono stranieri, da intendere sia come comunitari che provenienti da Paesi terzi. 100mila di essi vivono invece condizioni di grave sfruttamento sino a comprendere casi accertati di riduzione in schiavitù e disagio abitativo. Nei campi agricoli italiani, nel Sud come nel Nord del Paese, parte della produzione, compresa una parte di quella d’eccellenza, viene spesso coltivata attraverso il ricorso alla tratta internazionale, l’intermediazione illecita (caporalato), violenze, truffe spesso anche a danno dello Stato, ricatti in alcuni casi anche di natura sessuale” si legge nell’appello con cui  Aiab, Asgi, Arci, Cgil Nazionale, Cittalia, Flai Cgil, Fondazione Di Vittorio, In Migrazione, Legambiente, Parsec e Res invitano a dar vita ad una campagna nazionale per la “Dignità e legalità del lavoro in agricoltura”. 
 
Si chiamerà “Coltiviamo diritti”, e parte con un workshop in programma sabato 28 maggio 2016, a Roma, presso il MONK, in via Giuseppe Mirri, 35. Una giornata di approfondimento, confronto e discussione, articolata in gruppi di lavoro tematici per valorizzare e favorire l’elaborazione di proposte comuni. 
 
Sono quattro gli obiettivi della campagna: promuovere strumenti per studiare e analizzare il fenomeno e l’applicazione delle norme vigenti, sia italiane che europee, che portino allo sviluppo di politiche per un’agricoltura di qualità e rispettosa dei diritti; costruire iniziative che stimolino le imprese a comportamenti più attenti e eticamente sostenibili e diano ai consumatori migliori strumenti per compiere scelte di consumo più responsabili; costruire un’ampia rete multidisciplinare contro lo sfruttamento in agricoltura, per rafforzare le lavoratrici e i lavoratori, per l’emersione e la legalità del lavoro, per facilitare e proteggere chi reagisce e denuncia; sostenere un’informazione responsabile, corretta ed oggettiva che favorisca una maggiore attenzione sul tema.
 
“Le regole del mercato agro-alimentare, il comportamento delle grandi aziende di produzione, trasformazione e distribuzione, della logistica, della grande distribuzione fino a quello dei consumatori sono tra le principali cause del mancato rispetto dei diritti e della dignità di chi lavora in questo settore -si legge nell’appello-. Per questo motivo metteremo in campo iniziative per spingere queste imprese a comportamenti più attenti e per dotare il pubblico dei migliori strumenti per compiere scelte di consumo più responsabili”.
 
Sullo “sfondo” restano un disegno di legge in attesa di approvazione, per il momento fermo: è il ddl 2217 “Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero e dello sfruttamento del lavoro in agricoltura”
Il reato di caporalato esiste dal 2011, con l’introduzione dell’articolo 603 bis nel codice penale. Che però -per il momento- non colpisce ancora le imprese che sfruttano la manodopera. 

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