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Colpo di grazia per il welfare

“Un colpo di grazia al welfare”. Così Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà e portavoce dell’Alleanza delle Cooperative Sociali ha commentato l’aumento dell’IVA proposto dal Governo nella bozza di Legge di Stabilità che il Parlamento dovrà discutere ed approvare.

I conti sono presto fatti: con il passaggio dell’IVA dal 4 al 10% per le prestazioni socio-sanitare, l’aggravio per la spesa sarà di oltre mezzo miliardo di euro per la pubblica amministrazione e le famiglie. L’effetto principale, secondo Guerini, sarà prima di tutto quello di diminuire ulteriormente i servizi: “l’incremento dell’IVA per le  cooperative sociali si tradurrà automaticamente non in auspicati incrementi di entrate, quanto in riduzione di servizi a carico delle persone in difficoltà. Gli enti locali dovranno erogare nel 2013 servizi sociali con le stesse risorse del 2012 (sempre che non si riduca la disponibilità per la crisi che avanza) ma aggravate dall’incremento Iva, quota di fatto tolta dalle tasche locali per entrare in quelle nazionali.”

Se non si correggerà questa scelta, si prospetta un nuovo salasso per il welfare e gli effetti deleteri di questa manovra ricadranno sui soggetti più deboli delle nostre comunità, soggetti che hanno già pagato un conto iniquo e salato a partire negli ultimi anni dalla drastica riduzione dei Fondi nazionali -come quello delle politiche sociali o per la non-autosufficienza-, che stanno progressivamente mettendo in difficoltà gli enti locali nella spesa sociale. Una spesa che, come ricostruito nel libro “Tra il dire e il welfare” appena pubblicato da Altreconomia, in realtà rappresenta una quota residua del totale delle voci di welfare, andando ad incidere per una quota dello 0,4% del Pil. ”Gli effetti -aggiunge Guerini- saranno immediati e devastanti, se l’aumento prospettato dovesse prendere corpo. Minore numero di posti nei nidi e negli asili, tagli all’assistenza per disabili, riduzione delle ore di apertura per i centri diurni, drastica riduzione all’assistenza domiciliare per i non autosufficienti. Salasso immediato, tra meno di tre mesi, per gli enti locali dato che l’aumento scatterebbe dal primo gennaio 2013. I Comuni già sono sotto stress. Quest’anno, infatti, hanno visto il Fondo nazionale per le politiche sociali ridotto a 11 milioni. Le ASL sono alle prese con la riduzione del loro budget del 5% per il 2012 e si parla del 10% per il 2013. Si aggiunge così in modo surrettizio un ulteriore taglio, poiché Comuni e ASL non hanno certamente risorse ulteriori per coprire l’aumento dell’IVA. Di fatto, il taglio di servizi nel 2013 sarà complessivamente del 20%”.

“Il Governo ha un’immagine vecchia del concetto di Welfare -continua Gerini- che impedosce di vedere i sistemi di protezione sociale, il lavoro di cura, l’educazione e l’investimento per contrastare  emarginazione e povertà come azioni capaci di generare sviluppo. Se poi si vuole un suggerimento su come reperire le risorse, si riduca il numero dei Caccia F35, il cui costo d’acquisto è lievitato da 90 a quasi 130 milioni di dollari ciascuno, basterebbero 6 caccia in meno per recuperare l’equivalente dell’atteso gettito IVA da prestazioni socio-assistenziali, di caccia ne abbiamo ordinati 90! I costi sono presto fatti!”

Pare invece sia stata scongiurata un’altra serie di provvedimenti inizialmente proposti dal governo che avrebbero portato ad inserire gli assegni di invalidità e l’indennità di accompagnamento -che rappresentano una voce importante del welfare sociale- nell’imponibile Irpef delle famiglie. Stop anche alla stretta sui permessi previsti dalla legge 104 per i lavoratori che assistono parenti disabili. Le indennità di accompagnamento -l’assegno mensile di circa 490 euro che va a favore delle persone che hanno bisogno di assistenza quotidiana, per circa tre quarti anziani non autosufficienti- non entreranno nell’imponibile Irpef, mentre gli assegni di invalidità probabilmente vi entreranno ma per i redditi più alti. Quando le associazioni che difendono i diritti delle persone con disabilità hanno appreso della caduta dell’ipotesi di tassazione delle indennità non hanno comunque gioito. “Giustizia è fatta, dunque. Vittoria? Direi soprattutto che non è una sconfitta. E’ ancora una volta una marcia indietro in extremis, come spesso è accaduto in passato, di fronte all’indignazione popolare” è stato il commento di Franco Bomprezzi, giornalista e scrittore, punto di riferimento per chi si occupa dei diritti delle persone disabili.

“Restano intonsi -ha commentato la Federazione Nazionale per il Superamento dell’Handicap, FISH, i pesanti ulteriori tagli ai trasferimenti agli enti locali e la riduzione della spesa sanitaria. Questo significa un’ennesima concreta e drammatica riduzione dei servizi per le famiglie, le persone con disabilità, gli anziani non autosufficienti”. E a confermare i ritardi del nostro Paese per le politiche di protezione sociale per le persone con disabilità arriva oggi una ricerca della Fondazione Serono e del Censis. L’indagine certifica, dati alla mano, i ritardi dell’Italia. Nel nostro Paese si spendono 438 euro pro-capite annui, meno della media europea (531 euro), e molto distante dal Regno Unito (754 euro). Siamo indietro nell’inserimento lavorativo e sono poche le risorse per la scuola. Il modello italiano rimane assistenzialistico e le responsabilità sono sempre di più scaricate sulle famiglie.

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