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Cnca Lombardia, accoglienza record. Ma la burocrazia vanifica gli sforzi

Sono 2.300 i posti letto per i migranti messi a disposizione dalla federazione in regione. Ma non basta strutturare un accoglienza di qualità, se poi i dispositivi giuridici non funzionano e le domande di protezione vengono respinte. Valerio Pedroni: “Stiamo consegnando il 65% dei migranti all’irregolarità e al mercato nero”

Mohamed è arrivato in Italia dalla Costa d’Avorio, al termine di  un lungo viaggio che lo ha portato a rischiare la vita prima nel deserto, poi nei cosiddetti “centri di accoglienza” in Libia. “La barca che mi ha portato in Italia ha rischiato più volte di affondare dato che eravamo troppi su quei quattro assi di legno, che rischiavano ad ogni onda di spaccarsi”, racconta. Dopo la breve accoglienza a Pozzallo, è stato trasferito in Lombardia, dove ha vissuto per due anni e mezzo in un centro di accoglienza in provincia di Milano. “Ho trovato un luogo accogliente con persone che mi hanno aiutato ad imparare la lingua italiana e mi hanno insegnato un lavoro. Ho partecipato a molte attività con gli anziani del paese, ho aiutato i volontari della protezione civile nella manutenzione del parco”, ricorda il giovane.

Ad accogliere Mohamed è stata una delle strutture del CNCA Lombardia (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza), federazione tra le maggiori per numero di richiedenti asilo accolti in Regione.  Con la fine del 2017 ha infranto un record: ha messo a disposizione 2.300 posti letti per migranti, più di ogni altrotra le province di Milano, Lecco, Varese, Como, Monza Brianza e Sondrio.

In questi anni, gli operatori del CNCA Lombardia hanno raccolto migliaia di storie come quelle di Mohamed. Ragazzi provenienti prevalentemente dall’Africa sub-sahariana, giovani uomini di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Il modello di ospitalità adottato è quella di accoglienza diffusa in piccoli appartamenti. Vengono gestiti anche centri più grandi, ma nell’ottica di una risposta emergenziale che in un secondo momento si sappia strutturare per durare nel tempo e garantire standard di ospitalità di alto livello. Dove per “per alto livello” non si intende accogliere nel lusso, ma nella dignità, con la spinta a potersi rendere autonomi attraverso il rinforzo delle competenze da spendere nel mondo del lavoro.

Il problema è che non basta strutturare un accoglienza di qualità, se poi i dispositivi giuridici non funzionano”, osserva Valerio Pedroni, responsabile per l’area migranti di CNCA Lombardia. Mohamed, ad esempio, ha visto respinta la propria richiesta di asilo: “Ora che mi è stato negato lo status di rifugiato, dovrò sopravvivere su una strada. Senza la possibilità di lavorare. E di vivere”, conclude il giovane.

Per Valerio Pedroni occorre quindi rivedere la legge BossiFini: “Oggi stiamo consegnando il 65% dei migranti all’irregolarità, al mercato nero e alla devianza, dato che il tempo dell’accoglienza non si conclude con l’assegnazione di un permesso di soggiorno. Ecco perché siamo stati promotori come federazione della campagna ‘Ero Straniero’ con una proposta di revisione del Testo Unico improntata sul tema del lavoro, come strumento di inclusione e acquisizione di una regolarità amministrativa”.

La campagna “Ero Straniero” ha raccolto in tutta Italia oltre 86mila firme, di cui 21.500 nella sola città metropolitana di Milano, grazie ai 500 banchetti di raccolta firme e i 100 eventi culturali che hanno visto il CNCA Lombardia tra i più attivi sostenitori. Dalla nostra esperienza di accoglienza emerge che le persone accolte, in gran parte provenienti dall’Africa sub-sahariana, portano con sé una motivazione forte all’integrazione e al lavoro, che se non trova risposta in proposte concrete, e viene fatta appassire nell’assistenzialismo diventa un pericoloso boomerang” conclude Pedroni.

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