Ambiente

Clima. Quando a rimetterci è il pane

Algeria, Tunisia e solamente alcuni mesi fa il Mozambico. "E’ una situazione molto preoccupante con prezzi così alti" confessa Dan Gustafson, direttore dell’ufficio di Washington della Fao. "Il prossimo anno penso sarà altrettanto preoccupante".Il Food price index, che alla Fao…

Algeria, Tunisia e solamente alcuni mesi fa il Mozambico. "E’ una situazione molto preoccupante con prezzi così alti" confessa Dan Gustafson, direttore dell’ufficio di Washington della Fao. "Il prossimo anno penso sarà altrettanto preoccupante".
Il Food price index, che alla Fao misura l’andamento dei prezzi di alcune delle più importanti materie prime alimentari inclusi i cereali, il latte, la carne, lo zucchero e i semi oleaginosi, sta aumentando e sembra non avere intenzione di stabilizzarsi.
Lo scorso dicembre ha raggiunto un nuovo picco a 215, dopo il precedente di 213.5 nel 2008 (in piena crisi dei prezzi). Solamente nel 2009 il livello scese a 172.
Quest’ultima impennata è il culmine di un progressivo incremento dei prezzi negli ultimi sei mesi ed è il più alto livello mai raggiunto negli ultimi 30 anni.
Secondo la Fao questa seconda fase di crisi è legata in particolare ai fattori climatici e soprattutto alle alluvioni ed agli incendi che hanno colpito grandi Paesi produttori come la Russia, il Pakistan, l’Australia. Un crollo nella disponibilità di materie prime che si scontra con un aumento della domanda, legata al cambiamento di abitudini alimentari di parti del pianeta.
"Non possiamo mai dire con certezza se ogni evento metereologico particolare è correlato al cambiamento climatico" ha dichiarato Jerry Nelson, coordinatore delle ricerche sul climate change all’International Food Policy Research Institute, "ma quello che posso dire è che ci possiamo aspettare molti più eventi simili nel futuro e che avranno certamente un impatto pesante".
I driver della crescita dei prezzi in questo momento sono quelli dello zucchero e del petrolio, non ancora quelli di altre commodities forse più sostanziali per la sopravvivenza delle comunità umane. Ma nonostante questo, il prezzo delle commodities  strettamente agricole (escluso lo zucchero) rimane solamente del 13% più basso rispetto ai picchi del 2008. Quanto basta per far ricadere le tensioni dei mercati internazionali sui mercati rionali dove le persone comuni, ognuno di noi, fa la spesa ogni giorno, basti pensare che, dati FAO, il prezzo del paniere medio per una famiglia in America Latina è rincarato del 45% negli ultimi nove mesi.
E i disordini in Algeria e Tunisia rischiano di diventare normalità in un mondo dove l’incertezza (economica, sociale ed ora persino climatica) stanno diventando il sottofondo dell’umanità del terzo millennio.
 

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