Cultura e scienza / Approfondimento

Buio in strada: così il cinema si riprende lo spazio nelle città

Mentre le 1.204 sale cinematografiche italiane continuano a perdere spettatori, si moltiplicano le iniziative per organizzare proiezioni in spazi insoliti: parchi, centri commerciali, quartieri popolari. Senza biglietto e in modo partecipativo

Tratto da Altreconomia 206 — Luglio/Agosto 2018
“Scendi c’è il cinema”: dal 2012 proiezioni di film nei cortili dei caseggiati popolari della zona 6 di Milano © Dullio Piaggesi

Gli spettatori devono solo portarsi da casa la sedia ed eventualmente un pacchetto di patatine. A tutto il resto ci pensano Arianna e Giacomo, proiezionisti per professione che “consapevoli del fatto che il cinema in sala sta soffrendo”, vanno a cercarsi gli spettatori piazza per piazza. Montando i loro maxi-schermi gonfiabili nei Comuni della provincia di Cuneo, dove spesso un cinema non c’è. O in piazze meno convenzionali, come quelle di outlet e centri commerciali.

“Dove c’è gente, dove c’è pubblico, lì si può fare cinema”, afferma Giacomo Cuppari, co-fondatore assieme ad Arianna Airaldi dell’associazione “CineDehors”, nata nell’aprile 2017 con l’obiettivo di “portare il cinema in luoghi inconsueti, recuperare pubblico e far conoscere la magia del grande schermo anche a chi, per vari motivi, non frequenta mai le sale cinematografiche”, come spiega Giacomo.

Uno dei primi successi di “CineDehors” -ancora prima della nascita ufficiale dell’associazione- è stata una proiezione nel parcheggio del McDonald’s di Fossano (CN), una grande area all’aperto alla periferia della città, solitamente molto frequentata durante l’estate. “Abbiamo provato a riempire di contenuti quello spazio e la risposta delle persone è stata incredibile. Quando abbiamo replicato l’iniziativa nel 2017, il pubblico si è triplicato”, spiega Giacomo. A questa esperienza si sono aggiunte altre proiezioni altrettanto particolari: come quella di “American Sniper” in una caserma operativa della brigata “Taurinense”, alla quale hanno assistito circa 200 spettatori civili, accanto ai militari. O quella di “Eddie the Eagle” nella casa di reclusione di Fossano, con un centinaio di spettatori comuni assieme a detenuti, personale e operatori del carcere.

L’associazione si mantiene grazie al contributo delle amministrazioni locali per sostenere le spese e il noleggio delle pellicole. “Sono spettacoli gratuiti e la risposta del pubblico è molto buona. Ci viene chiesto sempre più spesso di organizzare delle rassegne, la proiezione singola non basta -spiega Arianna-. Riceviamo molte richieste e questo ci fa piacere, segno che abbiamo intercettato un bisogno reale”. A questo si affianca un lavoro di sensibilizzazione rivolto ai giovanissimi: “Abbiamo sviluppato programmi con le scuole superiori, che prevedono l’assegnazione di crediti scolastici per la visione di film di qualità in lingua originale -aggiunge Giacomo-. Così abbiamo coinvolto circa 150 ragazzi, in una città di 25mila abitanti”.

“Il numero di sale cinematografiche è molto diminuito rispetto agli anni Settanta e Ottanta. A chiudere sono stati soprattutto monoschermi e piccoli multisala. Negli anni Novanta sono poi arrivati i primi grandi multisala, che si sono collocati lontano dai centri abitati: date le loro dimensioni, hanno esigenza di collocarsi in aree con bacini d’utenza molto ampi, per raccogliere quanto più pubblico possibile -riflette Domenico Dinoia, presidente della Federazione italiana cinema d’essai e gestore dello storico cinema Palestrina di Milano-. Oggi in Italia ci sono tanti Comuni, anche di 40-50mila abitanti, che non hanno più nemmeno una sala cinematografica”.

“Far conoscere la magia del grande schermo anche a chi, per vari motivi, non frequenta mai le sale cinematografiche” è l’obiettivo dell’associazione CineDehors

Gli ultimi dati dell’Associazione nazionale industria cinematografiche, audiovisive e multimediali (anica.it) evidenziano come i 1.204 cinema attivi in Italia nel 2017 (per un totale di circa 3.500 schermi) siano distribuiti su appena 706 Comuni. Dal 2014 a Lecco (48mila abitanti) l’unico cinema attivo è il Palladium, una sala della comunità parrocchiale, la cui gestione è totalmente affidata a un gruppo di volontari. Ma per chi vuole godersi un film diverso da quello in programmazione, la sola alternativa è prendere l’automobile per raggiungere una sala in provincia o tra Monza e Brianza e Bergamo. In città c’è anche l’ex cinema comunale Lariano -chiuso da decenni- per il quale il Comune di Lecco ha presentato un ambizioso progetto di ristrutturazione: 2,3 milioni di euro di spesa prevista per trasformare il vecchio cinema liberty in un piccolo multisala con due schermi. Risorse che il Comune spera di reperire anche attraverso il bando del ministero per i Beni culturali che -con il decreto 220/2016- ha messo a disposizione un fondo straordinario di 120 milioni di euro su cinque anni. Per il 2017 sono stati stanziati 7.376.342 euro per la riattivazione di sette sale chiuse o dismesse (su 30 domande presentate), 9.552.358 euro per realizzare otto nuove sale e 9.735.167 euro per la trasformazione delle sale e multisale esistenti in ambito cittadino. In piccoli Comuni -come Novi Ligure (AL), Pianoro (Bo) e Iglesias (CI)- vecchi cinema abbandonati potranno riaprire i battenti. Lo stesso per il Cinema Modernissimo di Bologna e il Troisi di Roma, gestito dall’associazione “Piccolo cinema America.

“Investire nella ristrutturazione e nell’ampliamento di un cinema ha un costo molto elevato, che non si potrebbe affrontare senza un intervento pubblico”, spiega Bruno Zambardino della Direzione generale del cinema presso il ministero per i Beni e le attività culturali. Se tutto andrà secondo i piani, il bando 2018 verrà pubblicato nel corso dell’estate. Obiettivo del ministero è aumentare il numero di sale e schermi, facendo crescere così anche gli spettatori.

Una proiezione organizzata da CineDehors all’interno del carcere di Fossano © Cine Dehors

Il cinema italiano, infatti, non gode di buona salute. Nel 2017 al box office si sono incassati 584 milioni di euro (-11,63% rispetto all’anno precedente), per un numero di presenze in sala di poco superiore ai 92 milioni (-12,38% dal 2016). Negli ultimi cinque anni, evidenzia Anica, “si tratta del secondo peggior risultato sia in termini di presenze che di incassi, dopo la stagione 2014”. E i mesi estivi, agosto in primis, sono quelli che fanno registrare le performance peggiori in termini di incassi. La distanza fisica dalle sale cinematografiche è uno degli elementi che scoraggia la partecipazione. Ma non è l’unico. “Il Prenestino è uno dei quartieri più poveri di Roma: ci sono tante famiglie monoreddito, italiane e straniere, che con qualche difficoltà riescono ad arrivare a fine mese, ma non possono permettersi di andare al cinema o a teatro. Perché quattro biglietti a 8 euro l’uno possono essere una spesa importante”, spiega Alberto Campailla, uno dei trenta volontari che nel luglio 2017 ha fondato l’associazione “Nonna Roma” per gestire un piccolo banco alimentare che ogni mese distribuisce generi di prima necessità a 105 nuclei familiari. Ma i problemi degli abitanti del quartiere Prenestino non sono solo quelli materiali. “C’è una forte domanda di iniziative culturali, di occasioni per stare insieme”, spiega Alberto che con gli altri volontari organizza tombolate, feste di quartiere e tornei di calcetto. L’ultima iniziativa in ordine di tempo è “Cinema aperto”, una piccola rassegna per portare il cinema (gratuito) dove non c’è, con un programma costruito in maniera partecipata. L’appuntamento è per tutti i giovedì del mese di luglio in largo Agosta a Roma: inizio delle proiezioni alle ore 21.00.

“Investire nella ristrutturazione di un cinema ha un costo molto elevato, che non si potrebbe affrontare senza un intervento pubblico” – Bruno Zambardino

Un modello simile a quello già sperimentato da anni nel quartiere milanese del Giambellino dove, da sette anni, il “Laboratorio di quartiere Giambellino-Lorenteggio” organizza “Scendi c’è il cinema” una rassegna gratuita che si svolge nei i cortili, tra le case popolari, e che per l’estate 2018 ha messo in cartellone dieci proiezioni. Tre gli obiettivi di questa iniziativa: costruire interventi di coesione sociale, promuovere iniziative culturali gratuite e di qualità, denunciare le condizioni di vita dei quartieri più disagiati della città. “Al Giambellino non si fanno interventi di manutenzione nelle case popolari da anni. Gli abitanti sono sfiduciati. Per reazione di fronte a questo abbandono, molti si chiudono in casa”, spiega Luca Sansone, residente nel quartiere e socio dell’associazione. Il cinema è diventato così uno strumento per costruire coesione sociale (la scelta dei film, ad esempio, viene condivisa con gli abitanti), ma anche di mobilitazione: “Grazie alla rassegna abbiamo raccolto molte delle firme necessarie per chiedere al Comune interventi di riqualificazione del quartiere”, conclude Luca.

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