Una voce indipendente su economia, stili di vita, ambiente, cultura
Esteri / Attualità

Migranti, pescatori tunisini arrestati in Italia dopo un soccorso in mare

L’operazione è stata condotta dalla Guardia di finanza. La società civile tunisina si mobilita a sostegno del capitano del peschereccio, Chamseddine Bourassine: da anni è impegnato nei salvataggi in mare. Domani sit-in di protesta davanti all’ambasciata italiana a Tunisi

“Chamseddine Bourassine non è un trafficante. È il presidente dell’associazione dei pescatori di Zarzis. Lui stesso ha salvato molti migranti nel Mediterraneo e ha anche rischiato la propria vita per farlo. È stato accusato ingiustamente di essere un passeur, ma non è così”. Il vento spezza diverse volte la voce di Chamseddine Merzoug, ex pescatore e custode del cimitero che da alcuni anni accoglie i corpi dei migranti affogati nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa. Siamo nel Sud della Tunisia, a circa cento chilometri dal confine con la Libia. Da qui, nei giorni scorsi, è partita l’imbarcazione di Bourassine diretta verso un’area di pesca che si trova tra la città di Sfax e l’isola italiana di Lampedusa. A bordo, assieme a lui, altri cinque uomini dell’equipaggio. Tutti sono stati arrestati lo scorso 29 agosto dalla Guardia di finanza per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e attualmente sono detenuti nella casa circondariale di Agrigento.

“Bourassine non è un trafficante. Al contrario, è il primo a dire ai nostri ragazzi di non prendere il mare, di non partire”, racconta a Altreconomia Anis Souei, segretario dell’associazione dei pescatori di Zarzis. Secondo quanto ha ricostruito in base alle testimonianze dei pescatori che si trovavano in mare nella stessa giornata, durante la battuta di pesca Bourassine si sarebbe imbattuto in una piccola imbarcazione con il motore in panne e una dozzina di persone a bordo (14 secondo le autorità italiane). “Ha proposto di chiamare la guardia costiera tunisina, ma questi hanno minacciato di gettarsi in mare”, spiega Souei. Bourassine avrebbe quindi chiamato la Guardia costiera italiana ma dopo alcune ore di attesa, i pescatori avrebbero deciso di trainare il barchino verso Lampedusa dal momento che l’imbarcazione rischiava di ribaltarsi. “In questi anni Bourassine ha salvato centinaia di persone -aggiunge Anis Souei-. Noi rispettiamo la legge del mare: salvando chiunque si trova in difficoltà”. Bourassine è noto non solo per la sua attività di soccorso in mare, ma anche per aver organizzato nell’agosto 2017 il “respingimento” della C-Star (la nave noleggiata dal movimento “Generazione identitaria” per contrastare l’attività delle Ong nel Mediterraneo) cui è stato impedito l’attracco nel porto di Zarzis.

La notizia dell’arresto di Chamseddine Bourassine ha provocato un’immediata reazione a Zarzis e in altre città della Tunisia. Circa 500 pescatori hanno firmato una lettera indirizzata all’ambasciatore italiano a Tunisi e il 3 settembre si è svolta una prima manifestazione di protesta in città. Per la giornata di domani, giovedì 6 settembre, l’Ong tunisina “La Terre pour tous” ha organizzato un sit-in di protesta davanti all’ambasciata italiana a Tunisi per chiedere la liberazione di Chamseddine Bourassine e dei cinque uomini dell’equipaggio.

Un video, diffuso da Frontex (l’agenzia europea per il controllo delle frontiere) sulla propria pagina Facebook, mostra l’intervento del peschereccio tunisino. Le immagini, riprese da un aeroplano dell’agenzia, mostrano prima il barchino fermo in mezzo al mare e successivamente l’operazione di traino da parte del peschereccio. Tra queste due immagini, però, si notano alcuni fotogrammi che mostrano gli uomini impegnati nel recupero delle reti.

Da molti anni il tratto di mare in cui si è svolta la vicenda è attraversato da imbarcazioni cariche di migranti partiti sia dalla Libia, sia dalla Tunisia. I pescatori di Zarzis sono in prima fila sia nell’attività di soccorso in mare, sia nella pietosa opera di recupero e di sepoltura dei cadaveri: “Nel 2017 ho sepolto circa 80 corpi –racconta ad Altreconomia Chamseddine Merzoug, il custode del cimitero-. I mesi tra settembre e novembre sono quelli in cui troviamo più corpi, li porta la corrente che viene da Sud”.

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Altreconomia per non perderti le nostre inchieste, le novità editoriali e gli eventi.


© 2024 Altra Economia soc. coop. impresa sociale Tutti i diritti riservati