Interni / Inchiesta

Il ministro Calenda e quella holding che investe (anche) nel gas

Il titolare dello Sviluppo economico ha una (piccola) quota in una società che ha puntato anche sul settore “oil & gas”. E un ex membro del consiglio di amministrazione della “B4”, Enrico Laghi, è stato nominato commissario di Alitalia. Proprio da Calenda. Che spiega essere un “investimento” senza alcun “potere di gestione”

Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda - © governo.it

Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda è tra gli azionisti di una società-fondo che si chiama “B4 Holding SICAF Spa” e che -come conferma l’interessato ad Altreconomia– “ha come obiettivo l’investimento nelle piccole e medie imprese italiane operanti in tutti i settori industriali”. Tra questi, però, c’è anche il gas.
Dall’aprile 2012, come dimostrano le carte depositate presso il Registro imprese e la stessa dichiarazione patrimoniale firmata dal titolare del Mise, Calenda detiene una (piccola) quota di una holding che si muove attraverso quattro partecipate. Tra loro, la “Augeo 3” risulta aver investito nella GWC Italia Spa di Trezzo sull’Adda (MI), attiva nella “produzione, assemblaggio e commercializzazione di valvole industriali per il settore oil & gas”. Inclusi gasdotti e pipeline.

Per il titolare dello Sviluppo economico -al centro di partite decisive come la messa a punto della “Strategia energetica nazionale” o la realizzazione del gasdotto TAP- questa circostanza non rappresenta alcun conflitto d’interesse, dal momento che “non detiene alcun potere e non svolge alcun ruolo né nelle decisioni di investimento né nella gestione delle partecipazioni della SICAF”. E che l’investimento, regolarmente denunciato all’Antitrust, è iniziato nell’aprile 2012, “prima di assumere l’incarico di ministro”. È vero: Calenda è stato viceministro dello Sviluppo economico dal maggio 2013 al marzo 2016 e poi ministro dal maggio di quell’anno. Ma il punto è che quell’investimento, l’unico al dicembre 2017 per il titolare del Mise, è ancora in essere.

Eppure si tratta di una quota marginale, insignificante in termini economici: stiamo parlando dello 0,1% del capitale, 205 euro. Perché? Il ministro lo definisce un “commitment funzionale a fornire alla SICAF risorse a titolo di investimento finanziario”. 205 euro che accostano il nome di Carlo Calenda -in passato direttore dell’Area strategica e affari internazionali di Confindustria- ad altri 46 soci. Tra loro, personaggi, società e interessi che hanno a che fare direttamente con il “suo” ministero.

Il ministro Calenda presenta il piano "Industria 4.0" - © Flickr
Il ministro Calenda presenta il piano “Industria 4.0” – © Flickr

Per capirlo torniamo a “B4”. La holding partecipata (anche) dal ministro è gestita da una SGR (società di gestione del risparmio) chiamata “B4 Investimenti”. Fa riferimento al finanziere Fabrizio Baroni e alla “21 Partner”, società d’investimento creata da Alessandro Benetton, che tra le altre cose oggi è membro del Cda di Autogrill Spa. A presiederla è l’avvocato Antonio Segni, consigliere di amministrazione del quarto operatore al mondo nella gestione di autostrade a pedaggio: SIAS Spa, Gruppo Gavio. A precisa domanda, il ministro ha chiarito di non aver avuto “nessun rapporto” con la SGR, un gestore definito “esterno”.

Calenda, però, resta un socio “interno” della “B4 Holding”. E c’è un incrocio che porta ad Alitalia. Fino all’aprile 2017, nel consiglio di amministrazione di “B4” sedeva anche il professor Enrico Laghi. Lo stesso che, a pochi giorni dalle dimissioni, è stato designato dal Governo quale commissario straordinario di Alitalia. A firmare il decreto e a disporre la (contestata, come ha scritto Gianni Dragoni del Sole 24 Ore) nomina di Laghi all’inizio di maggio è stato proprio Carlo Calenda. “Il ministro non ha mai conosciuto né direttamente né indirettamente il Prof. Laghi prima di assumere l’incarico”, fanno sapere dal Mise. Aggiungendo che “Calenda ha per la prima volta incontrato il Prof. Laghi nella sua qualità di amministratore straordinario di ILVA SPA, posizione a cui quest’ultimo è stato nominato dal ministro Federica Guidi”.

Non è finita. Accanto al ministro (e al deputato Andrea Mazziotti di Celso), nella holding risulta anche esserci Guido Maria Garrone, già membro del gruppo Metroweb e oggi direttore “Network & Operations Cluster A e B” di Open Fiber, la società di Cassa depositi e prestiti ed Enel che si è aggiudicata importanti gare per la realizzazione della rete a banda ultralarga in oltre 6.700 Comuni. A indire le gare e a sottoscrivere i contratti è stata Infratel, società in-house del dicastero di Calenda e soggetto attuatore dei Piani Banda Larga e Ultra Larga del Governo. Il ministro era a conoscenza di questa sovrapposizione? Sembrerebbe di no. “I soci investitori della SICAF sono estremamente numerosi (47, ndr) -fa sapere il Mise ad Altreconomia-. Il ministro non conosce il dott. Guido Maria Garrone”.

Nell’elenco dei soci -che comprende anche due fiduciarie, “Finnat” (in quota alla famiglia Nattino) ed “Esperia”- spunta anche Gustavo Bracco, dirigente con “responsabilità strategica” di Pirelli. Nel novembre 2014 la società ha firmato un “memorandum of understanding” con il ministro per gli Investimenti egiziano per la “possibile espansione della fabbrica di pneumatici radiali truck” ad Alessandria d’Egitto. Tra i presenti al momento della firma dell’accordo c’era anche l’allora viceministro dello Sviluppo Economico con delega al commercio estero, Carlo Calenda.

In una recente intervista, il ministro ha indicato negli investimenti “lo strumento più forte di inclusione sociale”. Ha ragione. Ma quello che ha fatto in “B4”, forse, andrebbe rivisto.

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