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Crisi climatica / Opinioni

Buone notizie dalla lotta contro il cambiamento climatico

© Chris LeBoutillier, unsplash

Aumenta il prezzo delle quote Ets per comprare il permesso a inquinare. Un andamento che rende meno competitiva l’energia fossile. La rubrica di Stefano Caserini

Tratto da Altreconomia 244 — Gennaio 2022

Nel campo dei cambiamenti climatici si sente spesso dire che la realtà sta andando ben al di là delle attese e delle proiezioni degli studiosi del settore. Di solito ci si riferisce all’andamento delle temperature, delle piogge estreme o della fusione dei ghiacci, e per molti aspetti (non per tutti) si esagera. L’aumento delle temperature è ben all’interno delle passate proiezioni dei modelli climatici, l’aumento della frequenza delle ondate di calore non sorprende i climatologi. Per l’incremento delle precipitazioni intense ci sono solide spiegazioni fenomenologiche. La fusione dei ghiacci e l’innalzamento del livello del mare vanno nella direzione attesa, alla velocità più o meno prevista, purtroppo. Invece la maggiore vastità degli incendi è stata inaspettata.

Le sorprese positive sono arrivate sul fronte della mitigazione dei cambiamenti climatici. Ho già scritto su queste pagine di come lo sviluppo dell’energia eolica e solare, e la riduzione dei loro costi, sia stata molto superiore a quanto previsto dalle più accreditate agenzie internazionali e anche dalle ottimistiche proiezioni degli ambientalisti.

Un’altra sorpresa positiva è l’aumento del costo della CO2 nell’Emission trading system (abbreviato Ets), la borsa europea dei permessi di emissione. Si tratta di un sistema nato in Europa nel 2005, già usato negli Stati Uniti per ridurre le emissioni di anidride solforosa (SO2). Chi vuole emettere CO2 in grandi quantità (centrali termoelettriche, cementifici, acciaierie, ecc.) deve comprare il “permesso” a farlo su un mercato cui partecipano tutti i grandi emettitori. Ogni anno l’ammontare totale dei permessi si riduce con conseguenze sul loro prezzo. Ad esempio le quote a disposizione nel 2020 sono state il 21% in meno rispetto a quelle del 2005. Ogni azienda è spinta a valutare se ridurre le emissioni di CO2 (ad esempio migliorando il suo processo o introducendo fonti rinnovabili) o spendere di più per comprare i permessi.

82 euro è il costo raggiunto da una tonnellata di CO2 nel sistema europeo di emission trading. Molto al di là delle aspettative degli esperti del settore.

Secondo gli economisti l’Ets è più efficace della carbon tax sia perché garantisce che il tetto delle emissioni non venga sforato sia perché lascia al mercato decidere il costo della tassa, il permesso a emettere CO2. E per la politica decidere di alzare le tasse è sempre cosa sgradita. Fino a quattro anni e mezzo fa il costo dei permessi era rimasto intorno a 5 euro per ogni tonnellata di CO2. Tre anni fa era arrivato a 20 euro e un anno fa aveva raggiunto i 30 euro. Ai miei studenti avevo spiegato che si trattava di un rialzo impressionante, inatteso. Ora mentre scrivo (a metà dicembre 2021) il prezzo ha raggiunto 82 euro. A lezione non sapevo che cosa dire: ho ammesso che non avevo la più pallida idea di che livello raggiungeranno i prezzi dell’Ets nei prossimi mesi e che molto probabilmente non lo sa nessuno.

Anche se c’è sicuramente una componente speculativa, un fattore che ha contato nel recente rialzo è che la politica europea sul clima mette vincoli chiari, le quote Ets nel 2030 dovranno essere il 61% in meno del 2005. Un altro è che a livello internazionale si stanno vedendo segnali interessanti sui limiti all’industria fossile. Venti euro di aumento ci sono stati solo nell’ultimo mese, dopo la fine della Cop26. Un prezzo alto per la CO2 è un grande incentivo a ridurre le emissioni e rende meno competitiva l’energia fossile che ha avuto una mazzata ancora superiore dall’aumento del prezzo del gas. L’incremento del costo dell’energia fossile (sia che derivi dall’approvvigionamento della materia prima sia dal costo della CO2 emessa) è inevitabile se c’è una politica contro il cambiamento climatico, ma si scarica poi sui consumatori. Ora tocca ai governi intervenire per gestire gli effetti di tali costi sulla società e fare in modo che non siano più colpite le fasce più povere. È arrivato il momento di compiere queste scelte.

Stefano Caserini è docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “Il clima è (già) cambiato” (Edizioni Ambiente, 2019)

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