Economia / Attualità

Le banche italiane in cerca della fiducia perduta

La pubblicazione delle liste dei creditori insolventi, il rimborso delle perdite proposto agli azionisti da Popolare di Vicenza e Veneto Banca, l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sono tre elementi che indicano un cambiamento in corso nel rapporto tra istituti di credito e cittadino/risparmiatore

Fabrizio Viola: è stato mministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena fino al 14 Settembre 2016; dal dicembre 2016 è ad di Banca Popolare di Vicenza - © https://www.facebook.com/BancaPopolareDiVicenza
Fabrizio Viola: è stato mministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena fino al 14 Settembre 2016; dal dicembre 2016 è ad di Banca Popolare di Vicenza - © https://www.facebook.com/BancaPopolareDiVicenza

C’è chi ha scritto di “aria di gogna per le banche” (Il Foglio, l’11 gennaio 2017), in relazione alla proposta -avanzata dal presidente dell’Associazione bancaria italiana- di rendere pubblici i nomi dei creditori insolventi delle banche in crisi.
Quanto affermato da Antonio Patuelli, in un’intervista al quotidiano il Mattino, è però un indicatore efficace di un cambiamento nell’approccio delle banche al cliente, dopo che il governo è stato costretto a decretare il salvataggio pubblico del terzo gruppo bancario italiano.
Il “caso MPS”, cioè, è stato il detonatore e la sveglia, e ha indicato l’esigenza di un cambiamento, almeno a parole, fondato sulla necessita di recuperare la “fiducia” del cittadino/consumatore/risparmiatore.

Ecco così, in pochi giorni, tre notizie che se lette insieme danno conto del particolare clima:

1. la prima, lo ribadiamo, è la proposta di Antonio Patuelli, presidente ABI, che a titolo personale ha avanzato la richiesta “che vengano resi noti i primi 100 debitori insolventi delle banche che sono state salvate”, e quindi –come ricostruiamo su Altreconomia di gennaio 2017– Etruria, Cariferrara, Banca Marche, CariChieti, ma anche Veneto Banca, Banca popolare di Vicenza, Cassa di risparmio di Cesena e -a breve- Monte dei Paschi di Siena. Se lo ha fatto, lui che guida una libera associazione tra soggetti concorrenti, come ha ricordato lo stesso Patuelli ai microfoni di Radio24, è probabilmente perché la caduta del terzo gruppo bancario italiano, sulla spinta dei crediti deteriorati in portafoglio, è percepita dal comparto come un punto di non ritorno; o si riesce a spiegare in modo credibile perché il 44,8% delle “sofferenze” fanno oggi capo ad imprese del settore dell’immobiliare e delle costruzioni (il dato fa riferimento al mese di ottobre 2016, e lo ha reso pubblico Banca d’Italia il 10 gennaio 2017), sulla spinta di una bulimia costruttrice che s’è fermata troppo tardi, e non ha saputo indovinare il crollo del mercato delle compra-vendite immobiliari, oppure difficilmente le famiglie torneranno ad avere fiducia. Un dato significativo -diffuso sempre da Banca d’Italia- è quello relativo alla raccolta di risparmio, e in particolare ai depositi vincolati fino a due anni, che tra il novembre del 2015 e lo stesso mese del 2016 sono calati del 30 per cento circa: i cittadini, oggi, preferiscono tenere i soldi liquidi sul conto corrente che “affidarsi” ai consulenti finanziari delle banche per “investire” i loro risparmi.

Si riesce a spiegare in modo credibile perché il 44,8% delle “sofferenze” fanno oggi capo ad imprese del settore dell’immobiliare e delle costruzioni?

2. Un secondo elemento di novità è legato alla decisione del Fondo Atlante, che controlla -dopo averle “salvate”- Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca, di presentare una “Offerta di Transazione” rivolta ai soci che hanno subito danni, ovvero una perdita nel valore delle azioni acquistate, per effetto delle azioni da parte dei manager che hanno affossato i due istituti di credito veneti. L’iniziativa -spiega Veneto Banca in un comunicato- “ha l’obiettivo di raggiungere il più ampio livello di conciliazione con gli azionisti”, che aderendo perderanno il diritto a portare avanti qualsiasi ulteriore richiesta di risarcimento, anche in sede giudiziaria, e sarà valida solo se supererà “una soglia di adesione che è stata fissata nell’80% delle azioni comprese nel perimetro dell’Offerta”, ovvero quello sottoscritte dal 2007. Sono quasi 170mila i soggetti coinvolti: anche se le associazioni dei consumatori ritengono “irrisorio” il rimborso immaginato -fissato intorno al 15% del valore massimo (nel caso Vicenza) o medio (nel caso Veneto Banca) delle azioni nel periodo 2007-2016, i nuovi azionisti cercano di trattenere i propri soci-correntisti-clienti proponendo loro anche una “Offerta Commerciale Integrativa” che prevede la possibilità di beneficiare di alcune agevolazioni e di servizi a condizioni di particolare favore.

I dipendenti di Banca d’Italia, individuata come “autorità di risoluzione” delle banche in crisi sono “vincolati dal segreto d’ufficio”. Come potranno collaborare ai lavori di un’eventuale ‘commissione d’inchiesta’, anche se dotata di poteri d’indagine?

3. C’è, infine, l’accordo di Camera e Senato all’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle crisi bancarie, il cui obiettivo sarebbe (sarà?) estesa anche alla “individuazione di eventuali responsabilità degli amministratori, al corretto ed efficace esercizio delle funzioni di vigilanza e controllo nonché all’analisi delle insolvenze che hanno contribuito a determinare tali crisi”. Che deputati e senatori convengano adesso su questa esigenza è un altro segnale che la richiesta di trasparenza che arriva da parte di correntisti e azionisti non può restare inascoltata. Se un segnale deve arrivare, però, sarebbe opportuno che Camera e Senato, nel discutere l’istituzione della Commissione parlamentare, approvino un emendamento per modificare il decreto legislativo 180/2015, quello che ha recepito nel nostro ordinamento la direttiva europea 59/2014, chiamata “BRRD” –Bank Recovery and Resolution Directive-: il testo in vigore stabilisce che i dipendenti di Banca d’Italia, individuata come “autorità di risoluzione”, siano “vincolati dal segreto d’ufficio” –come scrivevamo su Altreconomia a gennaio 2016-, aggiungendo che ”hanno l’obbligo di riferire esclusivamente al Direttorio le irregolarità constatate” anche se queste avessero rilievo penale. “Come potrà perciò collaborare attivamente l’istituto di via Nazionale ai lavori di un’eventuale ‘commissione d’inchiesta’, anche se dotata di poteri d’indagine?” ci chiedevamo allora. La domanda è ancora aperta.

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