Ambiente

Banca mondiale, sempre più dighe all’orizzonte

La soluzione al problema dei cambiamenti climatici e al crescente bisogno di energia in ogni angolo del Pianeta, secondo la World Bank è una sola: costruire tante, tantissime grandi dighe. Fa nulla se i crescenti periodi di siccità e i…

La soluzione al problema dei cambiamenti climatici e al crescente bisogno di energia in ogni angolo del Pianeta, secondo la World Bank è una sola: costruire tante, tantissime grandi dighe.
Fa nulla se i crescenti periodi di siccità e i fenomeni atmosferici sempre più violenti, causati proprio dal surriscaldamento globale, siano alcune delle buonissime ragioni per mandare definitivamente in archivio i mega progetti idroelettrici. La Banca mondiale tira dritta per la sua strada e nella revisione della strategia energetica per il periodo 2011-2014, appena resa pubblica grazie a un “leak” di documenti interni, ribadisce il pieno sostegno alla costruzione dei grandi sbarramenti, addirittura aumentandolo.
La strategia è stata redatta dal top management della Banca e sarà discussa durante la riunione del suo consiglio dei direttori, il prossimo 11 aprile, ma ci sono pochi dubbi che la decisione finale in merito alla questione possa prevedere una clamorosa inversione di rotta. Di dighe se ne dovranno fare sempre di più, soprattutto in Africa.
Anche gli impatti socio-ambientali che si accompagnano a questo tipo di opere non sembrano essere degni della dovuta considerazione dei vertici della più grande banca multilaterale di sviluppo, che, dopo un periodo di pausa di riflessione negli anni Novanta -coinciso con durissime proteste, soprattutto in India- ha optato per un revival del suo appoggio finanziario al comparto idroelettrico. Sono rimaste lettera morta anche le celebri raccomandazioni della Commissione mondiale sulle dighe, voluta tra gli altri proprio dai banchieri di Washington e della quale nel 2010 si è celebrato il decimo anniversario della conclusione dei lavori.     
Il ritorno alle grandi dighe è senza dubbio parte di un mantra, quello di aumentare il sostegno alle grandi infrastrutture, promosso dal G20 e dai Paesi emergenti -Cina in primis- così come da quelli di prima industrializzazione. Le istituzioni finanziarie internazionali sono troppo impegnate a disegnare un ruolo centrale in questo settore, per chiedersi di quali infrastrutture hanno bisogno i poveri. La storia delle grandi dighe nel Sud del mondo è costellata di fallimenti, violazioni di diritti fondamentali e cattedrali nel deserto.
La Banca mondiale, con la complicità anche dei governi europei, ha finalmente buttato giù la maschera disegnando questa inaccettabile strategia: dopo tante parole vane sulla lotta alla povertà ed i lavori innovativi della Commissione mondiale sulle dighe, in un contesto di crisi e mentre si va ridisegnando la geopolitica mondiale, prima dei bisogni dei poveri vengono gli interessi delle grandi imprese e il "gigantismo" dei governi dei Paesi ricchi e di quelli emergenti. Insomma, nulla di nuovo sul fronte Occidentale.

* crbm.org

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia