Diritti / Attualità

“Heckler&Koch” non venderà più armi ai regimi

La più importante fabbrica tedesca di armi leggere ha deciso di adottare un codice interno che esclude dalla vendita i paesi “non Nato” e quelli che non rispettano i diritti umani. Beretta (Opal): “Merito delle campagne di sensibilizzazione delle organizzazioni tedesche”

Un soldato dell'esercito neozelandese durante un'esercitazione (© New Zealand Defence Force)
Un soldato dell'esercito neozelandese durante un'esercitazione (© New Zealand Defence Force)

Senza alcun annuncio pubblico, né comunicati stampa “Heckler&Koch” –la principale fabbrica d’armi leggere in Germania– ha impresso una svolta importante alla propria strategia commerciale: non venderà più fucili, pistole e mitragliatori a Paesi coinvolti in conflitti o che non rispettano i diritti umani. A dare la notizia è stata l’emittente pubblica tedesca “Deutsche Welle” che riporta il contenuto di una mail inviata dall’azienda ai giornalisti: “Heckler&Koch ha scelto una nuova strategia nella primavera 2016. Di conseguenza ci siamo ritirati dalle aree di crisi”.

Cosa intenda esattamente Heckler&Koch per “aree di crisi” viene dettagliato all’interno della relazione sull’anno fiscale 2016, in cui si specifica che la strategia di vendita dell’azienda è orientata verso quelli che vengono identificati come “Paesi verdi”. Ad accendere la luce verde all’export è una valutazione interna basata su tre elementi pubblicamente accessibili: l’appartenenza alla Nato (cui si aggiungono alcuni Paesi giudicati “equivalenti”, ovvero Australia, Giappone, Nuova Zelanda e Svizzera), l’indice della corruzione stilato da “Transparency international” e il “Democracy Index” stilato dalla rivista “The Economist”. In altre parole la vendita di armi ai Paesi stranieri si baserà anche sulla valutazione di fattori come la corruzione e il rispetto delle libertà civili e democratiche. “Fattori quanto mai significativi -sottolinea Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio Permanete sulle Armi Leggere (OPAL) di Brescia-. Infatti, non va dimenticato che esportare armi a regimi autoritari e che violano gravemente i diritti umani non solo rappresenta una legittimazione-assenso alle loro politiche repressive, ma fornisce lo strumento per mettere in atto quelle politiche che spesso i nostri governi denunciano solo a parole”.

Per Giorgio Beretta l’esperienza di Heckler&Koch è la dimostrazione che il mercato delle armi può cambiare. “E questo è un grande merito delle campagne di sensibilizzazione tedesche che non si sono limitate a denunciare i rischi connessi alle esportazioni di armi del proprio Paese, ma hanno posto l’azienda di fronte alle sue specifiche responsabilità”, spiega Beretta. Che sottolinea anche il “grande contributo di sensibilizzazione popolare svolto dalla Conferenza delle chiese protestanti e cattoliche tedesche (la GKKE) sulle esportazioni di armamenti e una maggior attenzione dell’opinione pubblica tedesca su questi temi grazie anche alla costante opera di informazione svolta dai principali quotidiani nazionali”.

Dall’elenco dei clienti di H&K potrebbero quindi sparire Paesi come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, l’Oman, la Turchia (sebbene faccia parte della Nato, ndr) e molti Stati africani. “A condizione che vengano ricevute valide licenze di esportazione -si legge nel documento- il rimanente portafoglio ordini precedentemente pattuito per gli altri paesi sarà rispettato, ma non abbiamo intenzione di partecipare a nuovi appalti in Paesi non verdi”.

Secondo Beretta, sono due i fattori che hanno influito su questa decisione: “Da un lato la necessità di recuperare l’immagine pubblica dell’azienda a fronte delle documentate denunce, fatte dalle associazioni tedesche, per le sue esportazioni di armi a regimi dittatoriali, a corpi di polizia e forze di sicurezza repressivi e brutali -spiega ad Altreconomia-. Dall’altra quella di segnare una chiara svolta, in un momento in cui il terrorismo internazionale e varie instabilità regionali rappresentano una grave minaccia e le armi, fornite anche solo alcuni anni fa a diversi paesi, rischiano di finire nelle mani di gruppi terroristici o di fanatici che si ispirano allo jihadismo”.

In questi anni le armi prodotte da “Heckler&Koch” sono state vendute ai quattro angoli del pianeta. Il fucile d’assalto “G3”, ad esempio, che dal 1958 fa parte dell’equipaggiamento standard dell’esercito tedesco, è stato esportato in Iran, Arabia Saudita, Pakistan, Turchia e Messico. E proprio dal Paese cento-americano è arrivato uno degli ultimi scandali che hanno travolto l’azienda tedesca che, tra il 2003 e il 2011, avrebbe esportato illegalmente poco meno di diecimila fucili d’assalto G36 in alcune province del Messico in cui era vietato l’export di armi.

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