Interni / Opinioni

Fare l’amministratore. Sotto tiro

Il rapporto di “Avviso Pubblico” mette in fila gli atti intimidatori patiti da sindaci, consiglieri e assessori nel 2018. Non ci sono buone notizie. La rubrica di Pierpaolo Romani, Avviso Pubblico

Tratto da Altreconomia 215 — Maggio 2019

Un’auto incendiata, un teschio umano messo dentro un busta di plastica e appeso alla porta di una sede del Comune, minacce di morte dirette a lui, il sindaco, ai suoi famigliari e a un suo assessore, una porta d’entrata del municipio che va in fiamme di notte dopo una marcia della legalità. Questo è quanto accaduto di recente a Pierpaolo D’Arienzo, sindaco di Monte S. Angelo, in provincia di Foggia, territorio dove è stato assassinato in aprile il maresciallo Vincenzo Di Gennaro e dove la violenza della mafia del Gargano emerge con sempre maggiore crudeltà.

D’Arienzo è uno dei tanti “amministratori sotto tiro”, come li definisce Avviso Pubblico. L’associazione, il 5 aprile scorso, ha presentato a Roma il suo ultimo rapporto sul fenomeno, relativo al 2018. La rete nazionale degli enti locali antimafia ha censito 574 atti intimidatori, di minaccia e di violenza nei confronti di amministratori locali e, in parte, di personale della Pubblica amministrazione. Si tratta di una media di 11 intimidazioni a settimana, una minaccia ogni 15 ore, il 7% in più rispetto al 2017. Le province coinvolte sono state 84 -il 78,5% del territorio nazionale- e 309 i Comuni colpiti.

Nessuna Regione, in pratica, è immune. Rispetto al 2011, primo anno di pubblicazione del Rapporto, gli atti intimidatori, di minaccia e violenza verso sindaci, assessori, consiglieri comunali e regionali sono aumentati del 170%. Un vero e proprio assedio di cui il Paese fatica a rendersi conto, visto che la maggioranza di questi episodi trova spazio, principalmente, nei giornali e tv locali. In alcuni contesti territoriali, riferisce il rapporto di Avviso Pubblico, minacciare e intimidire un amministratore pubblico è talmente radicato che rischia di essere considerato “normale”.

Cosa che non è e non deve essere. Non è normale, infatti, registrare quotidianamente episodi in cui ai sindaci viene bruciata l’automobile o la casa, vengono aggrediti in un luogo pubblico o, addirittura, dentro il palazzo comunale, ricevono lettere anonime contenenti proiettili. Siamo arrivati al punto che si sparano colpi di arma da fuoco contro le abitazioni, a volte sfiorando la tragedia di un possibile omicidio. Di recente, sono iniziati attacchi anche attraverso i social network. A minacciare sono certamente alcuni personaggi legati al mondo mafioso e criminale ma, sempre più spesso, sono cittadini singoli o in gruppo che manifestano in modo violento la loro rabbia e cattiveria, per usare un termine del Censis, verso i politici che sono a loro più vicini.

574. Sono gli atti di intimidazione, minaccia e violenza contro gli amministratori locali italiani censiti durante il 2018 da Avviso Pubblico nel suo ultimo Rapporto “Amministratori sotto tiro”

La violenza fisica, verbale, psicologica e virtuale verso gli amministratori locali “ci racconta che oggi la società è attraversata da un sentimento, profondo e radicato: che si viva subendo delle ingiustizie”, afferma l’ex magistrato, Gherardo Colombo, nella sua intervista pubblicata nel rapporto di Avviso Pubblico. Secondo Colombo, per ridurre le minacce verso gli amministratori locali è necessario promuovere “il dialogo, il coinvolgimento: provare a trovare soluzioni insieme”. Anche in Europa, come ha certificato Avviso Pubblico nella sua recente visita al Parlamento europeo, i sindaci sono minacciati. A gennaio, a Danzica, in Polonia, è stato assassinato il sindaco Pawel Adamowicz e intimidazioni sono state compiute, tra gli altri, verso i Sindaci di Londra, Amsterdam e Salonicco. “Chi amministra lo deve fare con responsabilità e nell’interesse di tutti. In uno Stato di diritto, vi sono tanti e diversi modi per risolvere conflitti e divergenze. La violenza va sempre respinta, denunciata e combattuta”. Parola di Roberto Montà, Presidente di Avviso Pubblico.

Pierpaolo Romani è coordinatore nazionale di “Avviso pubblico, enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie”.

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