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Economia / Attualità

Amazon e le tasse: cambiare tutto per non cambiare nulla

A un anno dalla presunta “tregua” con il Fisco, ecco il volto del colosso dell’e-commerce in Italia, una galassia di Srl i cui ricavi sono garantiti innanzitutto da società lussemburghesi. Un meccanismo -legittimo- che consente alla multinazionale -che in Italia muove 90 milioni di prodotti l’anno- di versare imposte per soli 3,4 milioni di euro. Materia nota al neo Commissario al digitale del Governo, Diego Piacentini, già vice-presidente di Amazon

È trascorso oltre un anno da quella che era stata soprannominata la “tregua sulle tasse” tra Amazon e il Fisco di diversi Paesi europei, Italia inclusa. Il presunto armistizio che avrebbe dovuto distinguere (positivamente) il colosso dell’e-commerce dai meccanismi “sposta ricavi” praticati da Facebook, Google o Apple era stato perfezionato attraverso la creazione di una succursale italiana della “Amazon EU Sarl”, casa madre con sede in Lussemburgo, Paese a fiscalità agevolata. La nuova società, dotata di partita IVA italiana, era stata attivata nell’aprile 2015 subito dopo aver “inglobato” le preesistenti “Amazon Italia Service Srl” e “Amazon City Logistica Srl”.

In realtà, tracciando un bilancio aggiornato dell’attività che la multinazionale di Jeff Bezos svolge nel nostro Paese, ci si rende conto che è cambiato tutto affinché nulla cambiasse. Circostanza che rende ancor più problematica la nomina di Commissario del Governo per il digitale e l’innovazione di Diego Piacentini, già vicepresidente di Amazon.

Partiamo dalla succursale “Amazon EU Sarl”: presso la Camera di Commercio, il bilancio 2015 è ancora “mancante”; è certo però che questa abbia acquisito dalle due Srl solamente il ramo d’azienda denominato “Retail support”. In questo modo, “Amazon Italia Service Srl” e “Amazon City Logistica Srl”, che sono possedute per il 100% dalla capogruppo lussemburghese, non solo non hanno chiuso i battenti, ma hanno realizzato dalla cessione plusvalenze per un ammontare di 6,8 milioni di euro. E, stando ai bilanci del 2015 delle due società teoricamente superate dal nuovo “corso” di Amazon in Italia, il rodato meccanismo che permette di spostare la maggioranza dei ricavi in Lussemburgo non sembra archiviato.

Lo dimostrano i documenti societari della “Amazon Italia Service Srl” -che per mandato si occupa di fornire “servizi generali, amministrativi e di supporto alle altre società del Gruppo”-, la quale al 31 marzo di quest’anno contava 113 addetti (10mila euro di capitale sociale). Nel 2015, il 98,5% dei suoi ricavi risultano riconducibili a “prestazioni di servizi” per diverse società domiciliate in Lussemburgo: “Amazon EU Sarl” -che la controlla al 100% e fattura 98,3 miliardi di euro (nel solo 2015)-, “Amazon Services Europe Sarl”, “Amazon Europe Core Sarl”, “Amazon Media EU Sarl”, “Amazon Luxembourg Sarl”.

La “Amazon Italia Logistica Srl” -che ha un unico socio, la già citata lussemburghese- può fare affidamento su 903 addetti. Nel 2015 ha fatturato 67 milioni di euro svolgendo servizi di logistica concentrati soprattutto nel “parco Bertola” di Castel San Giovanni, a Piacenza. I garanti dei suoi ricavi, ancora una volta, sono la controllante, “Amazon EU Sarl”, e la “Amazon Service Europe Sarl”.

Stesso spartito per un’altra Srl italiana di Amazon, la “City Logistica”, che con i suoi 30 dipendenti presta “servizi di assistenza e supporto di natura logistica”. 3,4 milioni di euro di ricavi quasi interamente garantiti dalla “prestazione di servizi” per le stesse società lussemburghesi.
Segue la “Amazon Italia Customer Services Srl”, che impiega buona parte dei suoi 361 dipendenti ai call center presso la sede di Cagliari, ed è controllata al 100% dalla “Amazon EU Sarl”. Quest’ultima, con la “Amazon Services Europe Sarl”, le assicura quasi il 100% dei ricavi (13,1 milioni di euro).
Cambia di poco registro la “Amazon Web Services Italy Srl”. Il suo socio unico, infatti, è la “A100 Row Inc”, domiciliata non più in Lussemburgo ma nel Delaware, Stato a fiscalità agevolata degli Stati Uniti d’America. Nel 2015, lo schema dei ricavi della Srl italiana (10 dipendenti) ha visto in ogni caso il ruolo preponderante della “Amazon Web Services Luxembourg Sarl” (Lussemburgo) e della “Amazon Data Services Ireland”.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi incontra a Firenze il Ceo di Amazon Jeff Bezos a Firenze. Con loro il Commissario al digitale, Diego Piacentini - flickr / Palazzo Chigi
22 luglio 2016, il presidente del Consiglio Matteo Renzi a Firenze il Ceo di Amazon Jeff Bezos. Con loro il neo Commissario al digitale, Diego Piacentini – flickr / Palazzo Chigi

Non è finita. Il 7 luglio di quest’anno, quindici giorni prima che il Ceo di Amazon Jeff Bezos atterrasse in Italia, incontrasse il presidente del Consiglio Matteo Renzi a Firenze e annunciasse la realizzazione di un nuovo centro in provincia di Rieti nonché l’apertura di un polo di sviluppo a Torino, veniva attivata la “Amazon Online Italy Srl”, una delle ultime creature della famiglia societaria del colosso insieme alla “Amazon Italia Transport Srl” (costituita a fine luglio e ancora inattiva). La “Online” ha 10mila euro di capitale sociale e un unico socio: come sempre, la “Amazon EU Sarl”, con cittadinanza lussemburghese. L’attività prevalente sarà quella di “condurre campagne di marketing e altri servizi pubblicitari” e “promuovere il brand Amazon in Italia”. Come e attraverso quale “schema” non è ancora verificabile, innanzitutto per il silenzio che l’ufficio stampa del gruppo ha mantenuto di fronte alle domande di Altreconomia.

Restano i numeri. Sommando le imposte versate al Fisco dalle cinque società “italiane” di Amazon attive nel 2015 che abbiamo censito -eccetto la giovane succursale della “Amazon EU Sarl”, che ancora non ha depositato il bilancio- non si raggiungono i 3,4 milioni di euro. Per una società che movimenta nel nostro Paese qualcosa come 90 milioni di prodotti fisici e 30 milioni digitali.

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