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Ambiente

Acqua, si riparta dalla legge d’inizitiva popolare

Mercoledì 15 giugno l’Unità ospita un commento di Luca Martinelli, redattore di Altreconomia, sugli scenari che si aprono per il servizio idrico integrato dopo lo straordinario successo del referendum promosso, tra gli altri, anche da Ae. Ve lo proponiamo

Acqua pubblica ripartiamo dalla legge d’iniziativa popolare
di Luca Martinelli

A urne ancora calde, sul sito dell’Istituto «Bruno Leoni», think tank liberista che si è speso per il non voto ai due referendum su tariffa dell’acqua e servizi pubblici locali, appare un invito al governo: «Sull’acqua, faccia propria e proponga in Parlamento la proposta presentata dal Pd a fine dell’anno scorso – scrive Carlo Stagnaro, direttore studi e ricerche dell’Istituto-. Si tratta di una proposta per molti versi migliorativa rispetto alla legge Ronchi – specie sul fronte della regolazione. È senza dubbio meno rigorosa sull’aspetto delle gare, lasciando porte più aperte all’ira house, ma questo è in qualche maniera inevitabile dato il referendum».

L’analisi di Stagnaro è puntuale, ed evidenzia la distanza tra la proposta legislativa del Pd e il portato culturale dei due quesiti referendari, cui pure la segreteria nazionale del Pd ha aderito (dopo un lungo dibattito interno e grazie alla forte mobilitazione della base) nelle ultime settimane di campagna elettorale. Lo straordinario risultato numerico (ha votato sì oltre il 50 % degli elettori italiani) chiede, e rende necessario, un intervento legislativo. Una riforma, cosa che l’articolo 15 della legge Ronchi non era. Una vera riforma del servizio idrico integrato, che prenda di petto i problemi del settore. Su tutti, il fatto che secondo il Comitato di vigilanza sulle risorse idriche, gli investimenti realizzati in un settore dove il privato è già molto presente sono pari al 55% di quelli programmati; e che l’Ue c’impone di garantire accesso universale a servizi di depurazione e fognatura entro il 2015, ma il nostro Paese è molto indietro, e che non è realizzabile con un sistema di finanziamento di tipo privatistico, secondo il modello del full cost recovery, che de-responsabilizza lo Stato.

Dobbiamo allora ridiscutere un ruolo per la finanza pubblica e la fiscalità generale. È un tema su cui il Comitato referendario «2 sì per l’acqua bene comune» ha elaborato una proposta, già discussa a Roma coinvolgendo anche FederUtility, e che senz’altro dovrà guidare il dibattito post-referendario, con i partiti politici e in Parlamento. Il testo da cui ripartire è quello della proposta di legge d’iniziativa popolare il cui titolo («Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico») indica una direzione programmatica. Tra gennaio e luglio 2007 è stata firmata da 406mila italiani. Purtroppo, è chiusa in un cassetto della Commissione ambiente della Camera. Durante questa legislatura, nessun deputato (né di maggioranza né di opposizione) ha fatto pressioni affinché venisse discussa. Il 12 e 13 giugno lo hanno chiesto oltre 26 milioni di italiani.

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