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A Milano l’accoglienza resta “straordinaria”

Nuovo rapporto del Naga: su seimila richiedenti asilo e rifugiati accolti, più della metà sono all’interno dei CAS. Dove sono presenti in numero sempre maggiore persone vulnerabili, donne vittime di tratta e minori non accompagnati. L’associazione chiede di superare questo “doppio sistema”

© Naga Foto: G. Bellezza
© Naga Foto: G. Bellezza

L’accoglienza dei richiedenti asilo in provincia di Milano “continua a essere gestita come straordinaria”: per ogni migrante accolto dal sistema centrale -lo Sprar- ce ne sono dieci inseriti all’interno dei CAS (Centri di accoglienza straordinaria, 183 quelli presenti a Milano e provincia). Un sistema in cui ancora convivono enti gestori eterogenei: dalle cooperative alle fondazioni, dagli enti religiosi agli alberghi, passando per bar e ristoranti. “Inoltre, all’interno delle strutture visitate, abbiamo riscontrato un aumento delle persone vulnerabili: minori non accompagnati, vittime di tratta e una crescente e generalizzata fragilità, anche psicologica”, spiegano i volontari del Naga (storica associazione milanese impegnata nell’assistenza medica e legale a migranti senza documenti, richiedenti asilo e rom) che questa mattina ha presentato il rapporto “(Stra)ordinaria accoglienza”.

Il report è il risultato di un’indagine qualitativa condotta attraverso visite presso le strutture di accoglienza (45), interviste a migranti, operatori e responsabili degli enti gestori. Complessivamente, al 30 luglio 2017 erano 6.011 le persone accolte a Milano, la maggioranza (3.594) sono accolti nei centri del sistema straordinario finanziato dalla Prefettura. Ma ci sono anche circa 1.300 persone che vengono accolte “in gratuità” presso centri gestiti da associazioni di volontariato o in strutture per senza fissa dimora convenzionate con il Comune di Milano. C’è poi un numero di richiedenti asilo che non vengono accolte nel sistema perché “fuori quota sbarchi”: ad esempio cittadini cinesi o salvadoregni arrivati in Italia via terra o in aereo e che, non rientrando nel sistema prefettizio, non riescono a trovare accoglienza.

A preoccupare gli operatori del Naga è la presenza crescente di migranti “vulnerabili” all’interno dei CAS del milanese, confermata anche dagli operatori. “Il fenomeno della fragilità è in crescita e va quindi preso seriamente in considerazione -si legge nel report-. Non possiamo più trascurare la gravità della situazione, aggravata dalla lunga permanenza degli ospiti nelle strutture, senza obiettivi”. A questo quadro, si aggiunge il fatto che i servizi del Servizio sanitario nazionale dedicati ai migranti sono “pochi e saturi”. Inoltre, all’interno dei CAS visitati è emersa frequentemente la presenza di donne vittime di tratta: “Salvo alcuni enti che per loro storia già si occupano di queste problematiche, la maggior parte delle strutture visitate si trova impreparata”, si legge nel report.

Alcuni elementi positivi emergono dall’analisi dei bandi prefettizi, che delineano la gestione dei centri di accoglienza straordinaria fino al 31 dicembre 2018. Ci sono alcune novità interessanti come l’aumento del personale (in particolare in ambito socio-psicologico e medico-infermieristico) o la decisione di creare nuove voci di spesa come quelle dedicate a neonati e bambini e all’organizzazione del tempo libero. “Sorprende negativamente l’eliminazione di una voce specifica dedicata ai servizi per l’integrazione, tra i quali non compare più l’obbligo di garantire la scuola di italiano -sottolinea il Naga -. Così come la previsione di centri di accoglienza che superino la capienza di 150 persone”.

Di fronte a questa situazione, il Naga avanza una serie di richieste. In primis quella di superare il sistema emergenziale e il cosiddetto “doppio sistema”, uniformando l’accoglienza dei richiedenti asilo a un unico sistema conforme almeno agli standard dello Sprar. Occorre poi una maggiore attenzione ai soggetti fragili, unita al superamento della logica del “massimo ribasso” nell’assegnazione dei servizi di accoglienza per garantire un’accoglienza di maggiore qualità e più attenta alle esigenze dei singoli. Altra richiesta è quella del mantenimento di una “cabina di regia forte” da parte del pubblico, che consentirebbe di eliminare molte disfunzionalità del sistema e permetterebbe di garantire standard comuni e adeguati di accoglienza. “Questa richiesta da parte nostra può sembrare inusuale -precisa il presidente del Naga, Pietro Massarotto-. Noi non condividiamo l’attuale gestione del fenomeno migratorio voluta dal ministero dell’Interno. Solo un ripensamento generale e radicale del sistema di accoglienza potrebbe portare a un miglioramento strutturale. Tuttavia, agire su alcuni punti specifici potrebbe portare significativi passi in avanti”.

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