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Diritti

A SCUOLA DA PUTIN…

A SCUOLA DA PUTIN Le dichiarazioni del capo dell’opposizione italiana, Silvio Berlusconi, in merito al regime guidato da Vladimir Putin in Russia meritano d’essere prese molto sul serio. La derisione, in questo caso, sarebbe davvero fuori luogo. A chiunque abbia…

A SCUOLA DA PUTIN

Le dichiarazioni del capo dell’opposizione italiana, Silvio Berlusconi, in merito al regime guidato da Vladimir Putin in Russia meritano d’essere prese molto sul serio. La derisione, in questo caso, sarebbe davvero fuori luogo. A chiunque abbia occhi per vedere, e serenità d’animo per giudicare, pare chiarissimo che la "democrazia russa" è una variante autoritaria e illiberale delle democrazie che si studiano sui libri di storia. Uno studioso come DD Crouch ha elaborato il concetto di "post democrazie" per identificare sistemi politici che si basano sulle forme della democrazia (pluripartisimo, elezioni sia locali che nazionali) ma di fatto non riconoscono né i princìpi dello stato di diritto né un effettivo pluralismo: oltre alla Russia, possiamo pensare al caso dell’Egitto, o dell’Algeria e vari  paesi usciti dal sistema sovietico a partito unico.

Le brutalità delle forze di polizia contor le sparute opposizioni russe che ancora osano scendere in piazza, non hanno scandalizato il nostro ex premier, che preferisce basare i suoi giudizi su valutazioni emotive e psicologiche dell’uomo Putin e vantarsi della sua personale amicizia con lui. Il disprezzo per le minoranze – "solo poche centinaia di persone" – e il ridicolo avallo delle spiegazioni ufficiali addotte per la repressione ("ostruivano il traffico") sono stati i punti forti dello show di Berlusconi. Sbaglieremmo a valutare queste sortite come l’ennesima birichinata di un uomo politico molto versato alle guasconate, olte che noto gaffeur: dietro la leggerezza con la quale si affronta il caso Putin e lo stato della democrazia in Russia, si cela una simpatia latente verso la "democrazia dell’uomo forte" che l’ex dirigente del Kbg ha costruito in questi anni.

Basta leggersi l’intervista a Lamberto Dini, già presidente del consiglio e ministro degli Esteri, attuale sentaore della Margherita, per intuire quanto affascini, nei nostri ambienti politici, la "post democrazia": Dini sosteien che Putin è "un grande leader rispettato in tutot il mondo", che una parte delle opposizioni vorrebbero la restaurazione dell’Unione sovietica, che Putin è riuscito a dare ordine e stabilità al paese e che ad ogni modo le manifestaizoni, per quanto represse, ci sono state "e questo vuol dire che comunque c’è democrazia".  

Quel che dobbiamo fare, è riflettere molto seriamente sulla china che hanno preso le democrazie occidentali. La sensazione è che si siano formati ceti politici oligarchici, spesso ostaggi dei poteri economici, e che le forze politiche vivono con sempre maggiore insofferenza le richieste di partecipazione e decentramento die poteri che arrivano dalla base e in particolare dai gruppi che organizzano il dissenso. Non dimentichiamo in che modo gli ultimi ministri degli Interni – da Scajola ad Amato passando per Pisanu – hanno valutato ed etichettato i più importanti movimenti di protesta nati in Italia negli ultimi anni attorno alla guerra, alle opere pubbliche, alle basi militari. Abbiamo avuto la repressione al G8 di Genova – pienamente legittimata, se non orchestrata, dal potere politico – e le manganellate agli oppositori alla tav in Val di Susa; gli arresti e le condanne (a quattro anni) per la manifestazione di Milano del marzo scorso e l’intervento intimidatorio di Amato alla vigilia della manifestaizone di Vicenda, passando per un gran numero di altri casi e situazioni (stadi inclusi). Tutto è stato gestito all’insegna dell’intimidazione, facendo leva sulla paura e sul bisogno di sicurezza, enfatizzando il ruolo repressivo delle forze dell’ordine e senza mai parlare dei diritti politici e civili.

In Russia l’espressione del dissenso non è gradita e viene brutalmente impedita: non vorremmo che il Cremilno stesse realizzando i sogni inconfessati – e in qualche caso, magari, inconsapevoli –  di molti leader politici di casa nostra.

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