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Autostrade lombarde, Legambiente chiede il commissariamento di Serravalle spa

La società della Provincia di Milano sarebbe -secondo Dario Balotta- "gravemente inadempiente". Un’eventuale scelta in questa direzione a parte del governo permetterebbe il blocco dei cantieri di Tem e Pedemontana "prima di generare nuovi buchi nelle finanze pubbliche"

"Serravalle è il ‘motore fuso’ del sistema autostradale lombardo”. Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia, aveva anticipato ad "Altreconomia" -sul numero di aprile 2012– le proprie considerazioni in merito alla società controllata dalla Provincia di Milano. E oggi l’associazione ambientalista picchia duro: “Il Governo deve commissariare la Serravalle e fermare i cantieri appena aperti di Tangenziale Est esterna di Milano e Pedemontana prima di generare nuovi buchi nelle finanze pubbliche, nonché inutili e gravi danni al territorio lombardo”. Secondo Balotta, che ne aveva parlato con chi scrive in un’intervista per il libro "La caduta di Stalingrado" (Rx Castelvecchi), “la Serravalle è gravemente inadempiente visto che gran parte degli impegni assunti dalla controllata della Provincia di Milano con l’Anas nella convenzione quinquennale in scadenza, non sono mai stati rispettati e pertanto la liquidità aziendale rimasta andrebbe utilizzata per onorare questi impegni contrattuali".
Secondo Legambiente, "i continui rinvii dei contratti con le banche evidenziano che è un’illusione quella di poter costruire con risorse private due autostrade che costano 7,5 miliardi: costi che sono in crescita esponenziale tanto che un chilometro di Pedemontana costa già 51 milioni di euro. Neppure gli istituti di credito più disponibili a investire in nuove opere si son presi il rischio di anticipare ingenti risorse per dar vita a finanziamenti con tempi di rientro trentennali sconsigliati dagli organismi finanziari internazionali in una fase di nuovo giro di vite del credito. In queste precarie condizioni amministrative ed economiche la Serravalle che controlla il 38% di Tem e il 68% di Pedemontana, è anche al centro di un’indagine della magistratura sui precedenti vertici aziendali. Inoltre si sta evidenziando impraticabile l’idea di realizzare due aumenti di capitale per il prestito ponte di 120 milioni per Tem e di 250 milioni per Pedemontana tramite la privatizzazione della concessionaria, recentemente decisa dalla Provincia attraverso un’asta pubblica in corso. Le banche esigono ora in pegno tutte le quote di Tem e un ‘contratto di capitalizzazione’ alzando la loro asticella delle garanzie ma condizionando ancora di più la vendita. Per Pedemontana invece si è appesi a un finanziamento pubblico di 114 milioni di Anas e Regione Lombardia che il Cipe non sblocca perché ci sono altre priorità da soddisfare".

Tre giorni fa, prima dell’occupazione forzata da parte di Tem dei terreni di Pessano con Bornago dove sorgeva il Presidio permanente Martesana, l’associazione ambientalista ha depositato infatti istanza cautelare affinché il Tribunale amministrativo regionale sospenda i cantieri che stanno già devastando i campi coltivati nell’Est milanese (di cui abbiamo dato conto su Ae di ottobre 2012): "Si aprono cantieri per un’opera di cui non è ancora nemmeno lontanamente risolto il quadro delle coperture finanziarie, e che è stata avviata con un chiaro inganno ai danni dei comuni, a cui erano state promessi interventi di potenziamento del trasporto ferroviario e metropolitano che non sono mai stati nemmeno progettati -ha spiegato Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia-. L’intervento del Tar a questo punto è fondamentale per limitare un danno e un esborso di risorse, valutato in oltre due miliardi di euro, per realizzare un’opera che presenta un bilancio costi-benefici fortemente sfavorevole, ma che di sicuro coprirà di asfalto centinaia di ettari di fertilissimo suolo sottratto per sempre alla produzione agricola".

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