Opinioni

Complottismo vs verità: lettere e risposte


Come annunciato, pubblichiamo le lettere che sono arrivate in questi mesi in redazione in merito all’articolo di Paolo Attivissimo sulle tesi complottiste dell’11 settembre (“Complottismo versus verità” in Altreconomia 75, settembre 2006).

Attivissimo ha risposto con dovizia di particolari ad ogni lettera, indicando anche numerosi link per documentarsi ulteriormente. Lo ringraziamo.

.:: Aggiornamenti: una replica di Giulietto Chiesa e la risposta di Attivissimo::.

Da Alice Bastianoni, Quinzano d’Oglio (BS)

Ho letto con disappunto l’articolo (AE 75 p.8) sbrigativo in cui si liquidavano le ipotesi sul complottismo per gli attentati dell’11 settembre 2001. Non che io abbia gli elementi per giudicare una tesi o l’altra però ho visto il documentario “Loose change”, tra l’altro in tv solo su Arcoiris, e non mi sembrava si parlasse solo di ipse dixit e montaggi senza fondo di verità. in ogni caso se ci sono le prove lampanti della scientificità della spiegazione degli attentati avrei preferito trovarle nell’articolo.

PAOLO: Loose Change contiene errori gravi: lo ammettono i suoi stessi autori (http://undicisettembre.blogspot.com/2006/08/loose-change-contiene-errori-lo.html). E’ uscito in due edizioni, la seconda per correggere gli errori della prima. Complottisti della prima ora come Daryl Smith dicono (http://www.iamthewitness.com/911-Mysteries-Video.html) che Loose change e In Plane Site (altro documentario complottista) sono stati creati per screditare altri guru del settore (Hufschmid) e fornire “un flusso continuo di propaganda sionista”. Queste sono le cose che si dicono da soli, non le critiche mosse da chi non crede alle ipotesi di complotto. Se vuoi un elenco completo degli errori, cerca “Screw Loose Change” in Google. Per quanto riguarda le prove lampanti della scientificità, se enti come il NIST hanno impiegato 43 volumi per documentarle minuziosamente, di certo io non lo posso fare in poche righe. I rapporti tecnici sono a disposizione su Internet, e nessun tecnico di settore li ha finora contestati.

da Luca D’Amico, Roma

Sono l’abbonato (anzi, ex, dato che il numero di settembre speditomi è quello successivo all’ultimo) Luca D’Amico (Roma ). E insomma, da come ho letto sull’ultimo numero di settembre, anche voi andate a “tutta callara” a diffondere le idee di questo “Dio” di Paoloattivissimo. Bravi! Non avete mai accennato alle anomalie di quell’attentato, ma alle rassicurazioni di Attivissimo che mantengono le acque calme, sì. E’ una vostra scelta, la scelta di una rivista che non è mai andata oltre. Sempre ferma su ciò che c’è e che si vede, si sente e si tocca. Il Signoraggio? Mai sentito parlare? Frode bancaria? Mai? E così via su altri argomenti simili che stò da vari mesi capendo, ma da voi nulla. Che lo rinnovo a fare l’abbonamento? Poi la ciliegina di Paoloattivissimo è il massimo. Mi raccomando, andate tutti da lui a sincerarvi che tutto, o almeno in parte, di ciò che avviene è così come ci raccontano. Non toccate altri argomenti. Naturalmente rimanete nel vostro campo, ma il Signoraggio e simili cose…ne dovreste parlare. Dato che Attivissimo è molto attivo anche con i tizi del Cicap, andate anche da loro per qualche articolo. Tra Piero Angela, Margherita Hack (o come si chiama), ecc…c’è l’imbarazzo della standardizzazione del pensiero. Comunque questi cinque anni insieme sono stati buoni e interessanti.

PAOLO: Il signoraggio e gli altri problemi esulano dalla mia sfera di competenza, per cui lascio la parola agli esperti di settore. Per quanto riguarda la mia vicinanza ai “tizi” del CICAP, come li chiami tu evocando losche figure da Men in Black, non è un mistero, ma ti sei fatto un’idea sbagliata di loro. Prova ad andare a uno dei loro convegni: scoprirai differenze di pensiero grandissime, ma temperate dal comune approccio scientifico e da una curiosità sconfinata che li spinge a fare da cavie dei loro stessi esperimenti. Io stesso, di recente, mi sono sdraiato su un letto di chiodi da fachiro per dimostrare pubblicamente che non occorre alcun potere magico, ma basta fare due conti sulla distribuzione del carico su ogni chiodo. La scienza è divertente e affascinante già così: non c’è bisogno delle pseudoscienze, e il complottismo ha moltissimi punti in comune con l’approccio pseudoscientifico.

da Simone Contiero

Sono un vostro affezionato abbonato. Vi scrivo in merito all’articolo di Paolo Attivissimo dal titolo “Complottismo vs verità” pubblicato sul numero di settembre. Pur riconoscendo all’autore (di cui ho letto altri articoli e libri) una indubbia onestà intellettuale, una notevole capacità di raccolta e analisi dei dati unita ad un considerevole senso critico la sua descrizione delle indagini indipendenti sull”11/9 e soprattutto del contesto storico (cioè il prima e il dopo 11/9 !) mi sembra parziale, superficiale (forse anche per mancanza di spazio) e decisamente (forse inconsapevolmente) fuorviante. Personalmente *riterrei corretto, anzi, oserei dire doveroso*, dare spazio, già a partire dal prossimo numero, a qualcuno che possa descrivere l’altra faccia della medaglia, evitando intenti polemici e sforzandosi di offrire a lettori e lettrici della rivista la possibilità di confrontare serenamente posizioni diverse al fine di facilitare l’approfondimento individuale e costruirsi una idea personale sulla vicenda.

A mio modesto parere, infatti, i molteplici dubbi relativi alla ricostruzione ufficiale degli eventi dell’11/9 NON DEVONO ESSERE SEPARATI da un’attenta analisi geopolitica e strategica (totalmente assente nell’articolo in questione) della politica dell’establishment USA nonchè dai numerosi precedenti storici.  
(due citazioni tra le tante possibili: mai sentito parlare del piano Northwood? E’ tutto a posto con la verità ufficiale sul delitto JFK, oppure nutrire seri dubbi al riguardo è sintomo di ostinazione complottista?) Il primo (e più autorevole) nome che mi viene in mente è, ovviamente, quello di Giulietto Chiesa che, come saprete, si sta occupando in prima persona, con un gruppo di lavoro, di studiare attentamente fatti e informazioni relative all’11/9, al fine di rompere quel “muro del silenzio” che viene eretto dalla stampa ufficiale, soprattutto americana, ma non solo, sull’argomento. Fiducioso in un pronto riscontro alla presente segnalazione, vi rinnovo i miei complimenti 

PAOLO: Ho volutamente omesso il contesto storico sia per questioni di spazio, sia perché i complottisti asseriscono di avere “prove” di complotto che prescindono da questo contesto. Loro dicono che la dinamica degli attentati, fisica, i filmati e le fotografie “provano” da soli il complotto e che il contesto geopolitico fornisce semplicemente il movente. Il “piano Northwoods” che citi è ben noto a chi studia il complottismo: ci si dimentica spesso, però, che proprio quel piano (a base di aerei sostituiti e abbattuti simulando attentati di cui incolpare Cuba) fu ritenuto talmente idiota che chi lo propose (il generale Lemnitzer) fu silurato. A proposito di altri piani analoghi, che fanno parte degli scenari ipotetici discussi da qualsiasi organizzazione militare, il Pentagono ha detto chiaro e tondo che “le situazioni descritte sono intrinsecamente ad altissimo rischio nel nostro sistema democratico, nel quale la sicurezza può essere mantenuta, a cose fatte, solo con estrema difficoltà”. Qualcuno che parla troppo c’è sempre, insomma.

da Roberto Meulli

Vorrei segnalare come tendenzioso l’articolo apparso sul nr 75 di AE e firmato da Paolo Attivissimo. Sui fatti dell’11 Settembre 2001 tanti documenti danno l’idea che non tutto sia così chiaro e limpido come Attivissimo vuol far credere. Tante domande a cui nessuno ha dato nè dà risposta, suggeriscono perlomeno cautela nell’affermare che il cosiddetto “complottismo” sia per “batter cassa”.. Vorrei far notare che lo stesso Attivissimo è apparso in almeno DUE trasmissioni televisive (Matrix – Canale 5).. è andato gratis? Non sfrutta nemmeno un pò della notorietà “regalatagli” del piccolo schermo? Su una rivista che cerca di dare visioni alternative del mondo, specialmente quello economico, dovrebbero poter apparire anche i contrapposti, specialmente in “verità” che sono ancora tutte da dimostrare, come quelle degli attentati al WTC.

PAOLO: Il fatto che vi sia un grande giro di denaro intorno al complottismo, come intorno a tutti i “misteri” (dal paranormale alla fantarcheologia), è indiscusso. Lo è anche il fatto che i complottisti si fanno la forca a vicenda, boicottando l’uno i libri dell’altro, è anch’esso ben documentato (http://911myths.com/html/911_infighting_links.html), e questo credo debba far riflettere sulla loro effettiva voglia di trasparenza. Per quanto riguarda miei supposti compensi per le apparizioni televisive e gli articoli sull’11 settembre, non ne chiedo mai: se me li offrono, li devolvo in beneficenza. Non voglio fare soldi sulla pelle dei morti. Molto francamente, ero già conosciuto in Rete prima di questa bufala del complottismo per le mie attività schiettamente informatiche, e anzi non mi va molto che tutto il mio lavoro per i diritti digitali e la libertà del software e della cultura informatica venga messo in secondo piano da questo mio impegno antibufala. Le domande che citi hanno avuto abbondante risposta negli innumerevoli rapporti tecnici redatti dagli esperti di settore (non dai politici della Commissione 11/9). Basta leggerli, magari insieme a un tecnico che possa confermarne la massiccia validità scientifica.

da Giorgio Viganò

Ho letto con interesse nel numero di settembre l’intervento di Paolo Attivissimo “Complottismo versus verità” circa gli attentati dell’11 settembre 2001, ma con altrettanto interesse ho letto l’intervista a Giulietto Chiesa (certo non uno sprovveduto) pubblicata dalla rivista Valori di Banca Etica “11 settembre. L’alibi per una guerra senza frontiere” (settembre 2006). In questi anni ho cercato di documentarmi il più possibile con libri e riviste e ritengo che i dubbi e gli interrogativi sulla versione ufficiale degli accadimenti dell’11 settembre siano più che legittimi, senza per questo sposare acriticamente le tesi complottiste. Sarebbe opportuno, a mio avviso, che Altreconomia tornasse sull’argomento con un contradditorio tra le diverse posizioni.

PAOLO: Francamente la posizione di Chiesa mi sconcerta. Non è certo uno sprovveduto, eppure sostiene ancora teorie (come il Boeing fantasma al Pentagono) che persino i complottisti americani hanno abbandonato. Sostiene l’assenza di nomi arabi nelle liste dei passeggeri dei voli dirottati, ma lo fa basandosi su una lista della CNN che è chiaramente indicata da CNN stessa come un elenco di vittime, dal quale sono quindi esplicitamente esclusi i dirottatori (la questione è documentata presso http://paoloattivissimo.info/11settembre/liste-passeggeri/arabi-mancanti.htm). Perché ignora questi fatti? Credo che soltanto lui possa spiegarlo.

• Giulietto Chiesa risponde:

Primo: io non sostengo nessuna “teoria”, a differenza – pare – di chi scrive. Mi sono limitato, fin dal primo momento, a esprimere dubbi sulla versione ufficiale che continuo a ritenere una caricatura fumettistica. Che il Boeing 757 abbia colpito il Pentagono sono loro a doverlo dimostrare, perchè tutti i dati che abbiamo escludono che lo sia stato. Primo, fra tutti i dati che aspettiamo da cinque anni, sono le registrazioni delle circa 80 telecamere che sorvegliavano l’edificio.

Secondo: che poi i “complottisti” americani (si noti l’obiettività del giudizio)  abbiano abbandonato queste domande mi pare un’invenzione totale. Bisogna vedere chi sono i “complottisti” cui si fa riferimento (perchè è comodo prendere di mira gli sciocchi, che pure esistono, per colpire quelli che sciocchi non sono).

Terzo: Nessuno, a quanto mi risulta, ha visto la lista completa dei passeggeri dei quattro aerei. Le mie contestazioni non riguardano la lista della CNN che, come tutte le altre fonti giornalistiche, può essere imprecisa e incompleta (e infatti lo è). Riguardano il dato che gli elenchi degli arabi kamikaze furono resi noti dall’FBI quarantott’ore dopo. Punto e basta. Altre fonti non abbiamo. Dunque bisogna credere all’FBI. C’è chi lo ritiene ovvio, e chi, come me, vorrebbe sentire tutta la storia. Si erano imbarcati con i loro nomi veri?

Oppure che nomi hanno usato? Poichè alcuni di loro erano ricercati, o avevano posizioni variamente irregolari, come mai nessuno se n’è accorto, per nessuno dei 19 dirottatori? Attivissimo non risponde affatto a tutte queste domande. Crede, libero di farlo, all’elenco dell’FBI. A priori, senza mettere insieme tutti i fatti incredibili e inquietanti che precedono e seguono la vicenda. Per esempio il dato provato che di Mohamed Atta ce n’era più d’uno in circolazione e uno di questi faceva di tutto per farsi notare, con comportamenti così stravaganti (si veda l’accurato libro di Marina Montesano, “Mistero americano”, che ne segue le tracce, attraverso la stampa americana, nei mesi precedenti) che infatti portarono alla sua identificazione come sospetto terrorista. Che sale a bordo dell’aereo senza essere intercettato. Ma, in ogni caso, poichè sono passati cinque anni abbondanti, perchè le liste dei passeggeri, quelle complete, quelle del check-in, non vengono pubblicate, con fotografia? Attivissimo non se lo chiede. Io me lo chiedo.

Quindi io non ho teorie, faccio domande. E le farò finchè non sentirò risposte convincenti e documentate. Altri invece considerano scandaloso che si facciano domande. Anche quando è ormai dimostrato che le persone cui queste domande sono rivolte sono dei bugiardi matricolati e degli assassini. Peggio per loro.

di Giulietto Chiesa – 19/12/06



• la replica di Paolo Attivissimo:

Caro Giulietto,

non vorrei abusare dell’ospitalità offerta da Altreconomia, per cui mi scuso se qui risponderò sinteticamente alle tue considerazioni principali. Potremo poi approfondire i dettagli a tu per tu quando vorrai, via e-mail o di persona.

Dici che “tutti i dati che abbiamo escludono” che un Boeing 757 abbia colpito il Pentagono. Ma ci sono oltre ottanta testimoni oculari che hanno identificato un aereo di linea; molti hanno anche precisato che era un velivolo della American Airlines. Fra questi testimoni ci sono i giornalisti Steve Anderson, Richard Benedetto, Joel Sucherman e Mike Walter di USA Today, e Dave Winslow, giornalista di AP Radio; e ci sono numerosi passanti, pendolari, tassisti; gente comune, insomma. Sarebbe arduo non sfiorare il ridicolo ipotizzando che mentano tutti.

Ci sono anche i dati riscontrabili sulla scena del delitto, documentati da centinaia di foto, filmati e analisi:

— cinque lampioni abbattuti in mezzo a molti altri intatti dinanzi al Pentagono, che delineano un corridoio largo oltre 25 metri, a suggerire un velivolo largo almeno altrettanto (incompatibile, quindi, con ipotetici missili o caccia, mentre un Boeing 757 ha un’apertura alare di 38 metri);

— 35 metri di pareti sfondate al piano terra della facciata esterna del Pentagono, con una porzione centrale più alta al secondo piano, documentata fotograficamente prima del crollo della facciata (come puoi vedere per esempio qui http://undicisettembre.blogspot.com/2006/09/quel-buco-troppo-piccolo-al-pentagono.html;

— la mancanza di macerie d’edificio proiettate verso l’esterno, che suggerisce un danno prodotto per penetrazione dall’esterno e non tramite esplosivo dall’interno;

— l’inclinazione delle colonne divelte, orientate verso l’interno, che suggerisce anch’essa la penetrazione di un oggetto estremamente massiccio e contrasta con le ipotesi di danni prodotti da esplosivi, che avrebbero piegato anche verso l’esterno le colonne divelte;

— la distribuzione dei danni all’interno del Pentagono: è appiattita sul piano orizzontale e si restringe progressivamente sul piano verticale, con una forma a cuneo incompatibile con un’esplosione (che avrebbe prodotto danni distribuiti a raggiera) ma compatibile con la penetrazione di un oggetto largo e piatto ed avente una struttura più robusta nella propria zona centrale;

— i numerosi rottami, grandi e piccoli, compatibili con un Boeing 757, fotografati e testimoniati, per esempio dal capo dei pompieri Ed Plaugher (citato persino dal celebre complottista Thierry Meyssan) e  dal sito anti-Bush _Rense.com_ (http://www.rense.com/general32/phot.htm). Ci sono testimonianze di sedili, carrelli, motori, quadri di comando, porzioni di cabina, resti di piloti e passeggeri, e molto altro.

Chiedi delle registrazioni delle telecamere: ora che è terminato il processo Moussaoui, questi filmati sono in corso di desegretazione. Cinque sono già stati rilasciati e sono disponibili anche sul sito Undicisettembre.info che gestisco insieme ad altri ricercatori; gli altri lo saranno nei prossimi mesi. Ma sono comunque un di più rispetto alla massa di altre evidenze già disponibili.

Capisco che non ti piaccia il termine “complottista”, ma è meno goffo e prolisso di “sostenitori di teorie alternative” e meno ambiguo di “dubbiosi” o “scettici” (anche perché di norma i sostenitori di queste teorie non hanno dubbi e non hanno scetticismi, ma anzi sono certi di sapere come sono andate davvero le cose). Del resto, anche a me non piace essere etichettato “debunker”. Ma pazienza: sono semplificazioni giornalistiche, necessarie per non appesantire il discorso.

Non è “invenzione totale” il fatto che la corrente principale dei complottisti abbia abbandonato la teoria del “nessun Boeing al Pentagono”:

— La questione è totalmente assente dai quaranta punti-chiave (http://www.911truth.org/article.php?story=20041221155307646) concordati al convegno dei “complottisti” tenutosi a Chicago il 2-4 giugno 2006 e organizzato da 911truth.org.

— 9-11 Research e Oilempire.us, siti di riferimento per il complottismo, definiscono la teoria del “nessun Boeing” come una “trappola” per ridicolizzare i complottisti (qui http://911research.wtc7.net/essays/pentagontrap.html) e “screditare lo scetticismo sull’11/9” (qui http://www.oilempire.us/pentagon.html).

— Dello stesso avviso sono personaggi di indubbio risalto in materia, come Michael Ruppert, Jamey Hecht, Scott Bingham, Jeff Wells, Kris Millegan, Emanuel Sferios, Sander Hicks, G. Edward Griffin e tanti altri (un elenco più completo è pubblicato qui http://www.oilempire.us/pentagon-truth.html.

Anche molte altre teorie di complotto sono state sconfessate dai complottisti stessi: ti invito a leggere in proposito questo articolo http://www.911truth.org/article.php?story=20040810075752147 del già citato 911truth.org. Risale al 2004, eppure noto che nel materiale che proponi su Megachip.info sono ancora ben presenti le teorie che quell’articolo dichiara già da tempo manifestamente sballate.

Dici che non ti risulta che qualcuno abbia visto la lista completa dei passeggeri dei quattro aerei. Ma io e molti altri ricercatori su entrambi i fronti del dibattito abbiamo da tempo questa lista, sotto forma di copia dei tabulati originali, nei quali compaiono i nomi dei dirottatori. La lista completa dei passeggeri, con i rispettivi posti assegnati sui velivoli, è stata fornita anche durante il processo Moussaoui. Ti invierei volentieri copia di questi documenti.

Contesti il dato che “gli elenchi degli arabi kamikaze furono resi noti dall’FBI quarantott’ore dopo”, e fai bene. Infatti se rileggi le notizie di quei giorni, noterai che il dato è falso. Infatti in realtà i dati anagrafici definitivi, completi di foto, furono divulgati dall’FBI ben sedici giorni dopo gli attentati: il comunicato stampa con la lista dei nomi dei 19 dirottatori e le loro fotografie fu rilasciato dall’FBI soltanto il 27 settembre 2001. 

L’FBI diffuse un elenco parziale ed impreciso, di soli nomi (senza foto), soltanto il 14 settembre 2001, ossia tre giorni dopo gli attentati. Essendoci una lista d’imbarco, non fu particolarmente difficile procedere per esclusione controllando le passate attività di ciascun passeggero; essendoci una scheda d’immigrazione a carico di ciascun dirottatore, non fu particolarmente difficile procurarsi le loro fotografie.

Rispondo brevemente alle altre tue domande: sì, si erano imbarcati con i loro nomi veri. Nessuno si è accorto del fatto che erano ricercati perché i controlli d’imbarco, all’epoca, non prevedevano questo tipo di verifica e perché molti di loro non erano per nulla ricercati. Il fatto che ci sia stato più di un Mohammed Atta in circolazione non deve stupire: esistono ovviamente gli omonimi, dopotutto, e la grafia latina dei nomi arabi ha molte possibili varianti equivalenti. Per fare un paragone, non sarai, credo, l’unico Giulio o Giulietto Chiesa in circolazione. Se vuoi un esempio legato all’11/9, vale la pena di citare Mahmoud Atta, il giordano che commise un attentato su un autobus israeliano nell’86. E come dicevo prima, le liste dei passeggeri sono state pubblicate da tempo. Non trovo nulla di scandaloso nel fare domande: anzi, lo ritengo diritto-dovere civico di ogni cittadino in una democrazia sana. Ma è anche doveroso evitare domande che screditino le legittime richieste di trasparenza e si basino su premesse manifestamente sbagliate o manipolate.

Resto a tua disposizione per fornirti, tramite l’enorme massa di documentazione (super partes e verificabile) e le testimonianze di esperti di settore raccolte in questi anni, le risposte a ogni altra tua domanda sull’11 settembre. A scanso di equivoci, vorrei chiarire che non desidero affatto difendere né una “versione ufficiale”, né tanto meno “bugiardi matricolati e assassini” di nessun paese, e che l’Amministrazione Bush non gode certo della mia stima. Ma non ne gode neppure chi crea nebbia e confusione raccontando al pubblico storie indiscutibilmente errate e ingannevoli, come quella del “più grande aereo che ci sia”, un “B-52”, che secondo il tuo collaboratore Franco Fracassi si sarebbe abbattuto sull’Empire State Building nel 1945 senza farlo crollare (così affermò ripetutamente a Matrix il 31/5/2006). Fu un ben più modesto bimotore a elica, un Mitchell B-25, peso 15 tonnellate. Un decimo del peso dei Boeing che colpirono le Torri  Gemelle l’11 settembre 2001. Errori come questo creano miti e percezioni distorte nel pubblico (e anche in te, visto che hai presentato questo episodio a Matrix del 24/5/2006 come presunta prova che le Torri non dovevano cadere per un impatto d’aereo), ed è essenziale evitarli.

Il mio lavoro di ricerca, condotto insieme ai membri del gruppo Undicisettembre, ha il solo scopo di sgombrare il campo dagli errori (come quello del superbombardiere di Fracassi), dai miti (come quello dei nomi resi noti dopo 48 ore) e dalle teorie strampalate (come gli ologrammi al posto degli aerei, le microonde dallo spazio per demolire il World Trade Center, i “pod” appesi sotto gli aerei) e incompatibili con i fatti osservabili e verificabili. Credo che questa scrematura sia nell’interesse di tutti coloro, “complottisti” e “debunker”, che hanno sinceramente a cuore la ricerca della verità sull’11 settembre, qualunque essa sia.

Con l’augurio che questo sia l’inizio di un dialogo di comune esplorazione, cordiali saluti

Paolo Attivissimo, 28 dicembre 2006

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Da Stefano Barazza, Sacile (PN)

Cari amici di Altreconomia, sono abbonato da 3 anni, e lo sarò almeno per il prossimo anno e mezzo.
Vi scrivo per l’articolo di Altissimo sulle torri gemelle. Non sto a priori dalla parte dei complottisti, ma ho trovato stonato l’articolo perché semplicemente diceva che quelle del presunto complotto sono tutte balle, senza dare spiegazioni sulle (tante) cose strane irrisolte. Sono abbonato perché generalmente i vostri articoli vanno in senso inverso: spiegano quello che generalmente non si sa, possibilmente con dati oggettivi. Buon lavoro.

PAOLO: Nello spazio di un articolo non è possibile spiegare con rigore le tantissime ipotesi di complotto. Sono talmente tante, e così complesse, che ci vorrebbero interi libri. Però su Internet lo spazio c’è, e quindi ci sono molti siti (quasi tutti in inglese) che spiegano gli errori dei complottisti. In italiano c’è il lavoro d’indagine, basato su dati oggettivi, che sto compilando insieme ai tecnici ed esperti del gruppo di ricerca Undicisettembre: lo trovi raccolto in un indice presso http://Undicisettembre.info e aggiornato nel blog http://undicisettembre.blogspot.com.

da Luca Primavera

Stimo Paolo Attivissimo che compie un lavoro enorme e molto difficile, e che in molte situazioni mi ha salvato da bufale di ogni sorta. il suo articolo sull’11 settembre però mi è parso decisamente superficiale: concentrandosi sulla critica alle “teorie del complotto” ed ai complottisti, ha totalmente glissato il perchè queste persone facciano certe affermazioni, e cioè quali sono le prove che essi adducono alle loro teorie. in particolare, concentrandosi su pochi particolari decisamente secondari, si è dimenticato di non raccontare approfonditamente il fulcro centrale di tali teorie che basandosi su ricerche di laboratorio effettuate da docenti universitari, testimonianze, simulazioni al computer, e filmati, parlano di demolizioni controllate nelle twin towers e nell’edificio 7 del Wtc. queste e moltissime altre stranezze, scientificamente documentate e filmate, contraddicono la versione ufficiale di come sono andate le cose quel giorno. la versione stilata dalla commissione d’inchiesta del congresso Usa, fa acqua da tutte le parti. Paolo Attivissimo dovrebbe cercare di documentare la veridicità della versione ufficiale, perchè è lei che viene accusata di essere la bufala più grande degli ultimi 50 anni. ricordo per tutti che l’11 settembre è un’evento fondamentale per il movimento. avvenuto poco dopo genova ha distolto completamente l’attenzione sugli eventi di quelle giornate e sulle tematiche che ne erano al centro. riflettiamo anche su questo.

da Giancarlo Dalla Libera

Spettabile Redazione, da vari anni sono un vostro abbonato e lettore assiduo. Da interista non vi nego l’arrabbiatura quando ho letto sull’ultimo numero che i Moratti fanno utili e “bella” l’Inter coi soldi nostri a discapito delle vere fonti rinnovabili. Ho letto anche con interesse l’articolo sull’11 settembre e su come molti ” complottisti” guadagnano bei quattrini vedendo libri e non solo. E’ vero questo, ma è anche verissimo che i punti oscuri, alcuni molto inquietanti, altri scentificamente certi, smontano la versione ufficiale e credo bisognerebbe un po’ alla volta aprire una breccia sull’informazione ufficiale “servile” al potere. Un primo passo è stato fatto ieri con Report, mi auguro anche la Vs rivista possa prima possibile affrontare i moltissimi lati oscuri della tragedia americana che ha cambiato la storia contemporanea del mondo. Cordiali saluti

PAOLO: Le ricerche di laboratorio e gli aspetti scientificamente certi ai quali accennate coprono in realtà soltanto una piccolissima parte delle presunte prove di complotto, e mancano del cosiddetto “peer review”, ossia la controverifica da parte di altri esperti di settore. In molti casi viene spacciata per ricerca di laboratorio o prova scientifica una vera e propria frode. Per esempio, il professore di fisica Steven Jones documenta con fotografie la misteriosa presenza di metallo fuso alla base del WTC crollato, ma una verifica ha dimostrato che le sue foto sono falsi: ha preso una foto nella quale i pompieri calano una lampada in un’apertura nelle macerie e ha detto che il bagliore della lampada proviene da una pozza di metallo fuso (http://undicisettembre.blogspot.com/2006/09/le-chicche-di-steven-jones.html). In sostanza, di supporto realmente scientifico alle teorie di complotto non ce n’è, mentre il supporto scientifico alla ricostruzione comunemente accettata è fornito dall’intera comunità scientifica e tecnica. Gli architetti discutono eccome della dinamica dei crolli del World Trade Center, ma non perché ipotizzano esplosivi e demolizioni: perché devono capire come evitare che un disastro del genere si ripeta. Ci sono norme di sicurezza da riscrivere, metodi antincendio da ridefinire, ma nessun esperto di settore dà credito alle teorie di complotto.

I “guru” del complottismo sono filosofi (James Fetzer), teologi (David Ray Griffin), giornalisti (Alex Jones, Giulietto Chiesa), ma mai esperti dei settori pertinenti. Non sembra una coincidenza.
Qui non si tratta di essere servili: si tratta di non farsi gabbare da chi spaccia per scienza quello che scienza non è. Questa è gente che dice che il crollo del WTC è impossibile perché “troppo veloce”, pari alla velocità di caduta di un corpo libero. In realtà basta guardare i filmati per notare che i frammenti che si staccano dalle torri precedono di gran lunga la discesa del fronte del crollo, che quindi non è affatto troppo veloce. Gli edifici, specialmente quelli arditi come i grattacieli, non sono concepiti per sopportare la violenza di un crollo progressivo dopo che sono stati tranciati da un impatto e surriscaldati fino a temperature sufficienti ad ammorbidire (non fondere, ma rendere cedevole) l’acciaio: c’è sempre un limite oltre il quale qualsiasi struttura cede, e il WTC l’ha superato tragicamente. Sono considerazioni ovvie per chiunque s’intenda di costruzioni, ma i complottisti rifiutano di accettarle.

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