Diritti / Opinioni

Se il 2019 verrà ricordato come l’“Oh shit! Moment” dell’umanità

Accadranno molte cose interessanti in questa fine di ventennio. Le temperature frantumeranno i record del 2018, l’economia mondiale andrà probabilmente in recessione. E andranno alle urne Stati in cui vive un terzo dell’umanità. L’editoriale del direttore di Altreconomia, Pietro Raitano

Tratto da Altreconomia 212 — Febbraio 2019
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Un giorno, fra non molto, qualcuno ci chiederà conto di quel che accadde nel primo ventennio del XXI secolo. I nostri figli, i nostri nipoti ci diranno: “Perché non avete fatto nulla per fermare il cambiamento climatico?”. Oppure: “Perché lasciavate morire i migranti in mare?”, o ancora: “Perché tutto quell’odio?”, e magari “Come mai regalavate i fatti vostri alle multinazionali, mentre quelle non pagavano le tasse?”. E ci sarà traccia, di questi anni. Forti di quelle tracce, di quelle testimonianze, molti avranno il coraggio di guardare negli occhi i loro figli e i loro nipoti, rispondendo “Ho fatto quello che ho potuto”. Altri terranno gli occhi bassi. Attenzione alle tracce che lasciamo: la storia registra tutto, la storia dirà chi siamo stati, ovvero chi siamo.

È molto probabile che, in mano loro, la società sarà migliore di quella di ora. Senz’altro più “aperta”: oggi nel mondo ci sono 109 Paesi in cui lo spazio della società civile è stato chiuso, l’82% della popolazione vive in Stati dove quello spazio è represso e ostacolato. Sono dati dello “State of Civil Society report 2018” (civicus.org), che ricorda inoltre che il 22,5% delle leggi restrittive per la società civile del 2017 sono state emanate da un governo europeo. E sarà una società più sostenibile: secondo il World Economic Forum, che si è tenuto a Davos a gennaio, la transizione verso l’economia circolare da sola vale non meno di 3mila miliardi di dollari; i nostri figli e i nostri nipoti faranno un lavoro che abbia al centro “l’uomo, le sue capacità e la sua dignità”, come auspica l’Organizzazione internazionale del lavoro, che compie 100 anni proprio nel 2019. Vivranno in una società più accorta rispetto a quella odierna: sempre a Davos il “Global Risk Report 2019” (weforum.org/reports/the-global-risks-report-2019) ha evidenziato come i rischi ambientali -fenomeni atmosferici estremi, mancanza di azioni sul clima, perdita di biodiversità- rappresentano le più grandi sfide, sempre crescenti, con cui l’umanità deve fare i conti. E non c’è solo questo: “Il mondo sta entrando in crisi come un sonnambulo? I rischi globali si stanno intensificando, ma sembra manchi la volontà collettiva di affrontarli. Al contrario, le divisioni si stanno inasprendo” si legge sul Report. “Dobbiamo trovare nuove strade per praticare la globalizzazione che rispondano all’incertezza vissuta da tante persone. I rischi si intensificano, ma la volontà collettiva di affrontarli sembra mancare”.

Il mondo in mano ai nostri figli e ai nostri nipoti sarà migliore di quello che lasceremo loro perché forse stiamo arrivando all’“Oh shit! Moment”. Nel mondo anglosassone è l’espressione che indica il momento in cui diviene evidente che quella che sembrava una buona idea in realtà non lo era affatto. Solo che è ormai è troppo tardi. L’idea che ci è parsa così buona è che si può fare economia senza regole e senza fare i conti con il limite del Pianeta. L’idea che ci è parsa buona finora è che il nostro benessere cresce col malessere altrui, che i nostri diritti aumentano se diminuiscono quelli degli altri. Un’idea buona è credere che da soli si va più lontano, più veloce. Ma come ci è venuto in mente.

Il 2019 sarà ricordato come l’“Oh shit! Moment” dell’umanità? Accadranno molte cose interessanti in questa fine di ventennio. Le temperature frantumeranno i record del 2018, l’economia mondiale andrà probabilmente in recessione. È abbastanza chiaro, a questo punto, che le due cose sono profondamente legate. A marzo ci sarà anche la Brexit (un caso di clamoroso “Oh shit! Moment” senza dubbio). Però il 2019 sarà anche costellato di elezioni politiche. C’è l’India, c’è l’Unione europea, ci sono 11 Paesi Africani (tra cui Nigeria, Sudafrica, Algeria), Israele, Canada, Portogallo, Grecia, Polonia, Ucraina, Argentina, perfino la Corea del Nord per citarne alcuni. In totale nel 2019 andranno alle urne Stati in cui vive un terzo dell’umanità. Il futuro che immaginiamo per i nostri figli e i nostri nipoti, quello per il quale vorremmo non doverci vergognare, è affidato anche a un tratto di matita su una scheda.

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