Cip6, la truffa infinita

Sembra non avere fine la vicenda legata ai finanziamenti alle fonti “assimilate” alle rinnovabili, i famigerati Cip6 che dal 1992 riempiono le tasche di petrolieri e inceneritoristi a discapito delle fonti rinnovabili. Già nel settembre 2006 pubblicammo un’inchiesta, e qualche mese dopo degli aggiornamenti (vedi qui). Ora l’ennesima beffa. Il Tar della Lombardia ha annullato –su ricorso di tutte le società che godono degli incentivi Cip6: Edison, Saras (Moratti), Isab (Brachetti), Erg (Garrone) etc…- la delibera 249 dell’Autorità che riduceva i contributi Cip6 alle fonti assimilate.

Nel momento in cui scriviamo non sono ancora note le motivazioni dell’annullamento, per cui non è ancora possibile capire se l’Autorità potrà fare appello al Consiglio di Stato, e se la delibera tornerà a essere operativa. Nel frattempo il disegno di legge 1347 –che elimina i contributi agli impianti non ancora operativi- è fermo, dal 22 febbraio, in Parlamento. Lo status quo è quindi perfettamente ristabilito. Di seguito un riassunto della vicenda e la tabella di chi gode dei contributi Cip6.

Nel 1992 il governo lancia un meccanismo di finanziamento alle fonti rinnovabili. È il provvedimento del Comitato interministeriale prezzi numero 6 (Cip6) e stabilisce che una quota delle bollette degli italiani (tra l’8 e il 10 per cento) venga impiegata per sostenere impianti che usano il sole, il vento, l’acqua, attraverso tariffe maggiorate. Purtroppo allarga questa opportunità anche a fonti che definisce “assimilate”, tra le quali gas, residui della raffinazione del petrolio, rifiuti. Dal 1992 l’80% dei soldi che abbiamo pagato pensando di finanziare le rinnovabili è finito in realtà a impianti come questi, arricchendo società come la francese Edison e petrolieri come i Moratti, i Garrone, i Brachetti Peretti. Sono oltre 3 miliardi di euro l’anno, una truffa ai danni dei cittadini e dello sviluppo sostenibile.

Con la Finanziaria 2007 il governo si era impegnato, non potendo annullare i contratti in essere con gli impianti “assimilati”, almeno a escludere da questi incentivi ingiustificati le centrali non ancora in funzione. Non è una partita da poco: si tratta di decine di impianti, perlopiù inceneritori di rifiuti.

Per un “disguido”, nel punto in cui si parla di Cip6 il testo della Finanziaria cambia nel tragitto dalle stanze del governo alle aule parlamentari. Le lobby hanno il sopravvento e il finanziamento agli impianti non ancora realizzati viene confermato. Su pressione dei Verdi, il governo si impegna allora a sanare il “disguido” con un provvedimento ad hoc. Il provvedimento è il disegno di legge 1347 presentato da Bersani e Pecoraro Scanio: è fermo dal 22 febbraio al Senato, e non è ancora stato messo in calendario. Difficilmente diverrà legge dello Stato.

In tutto questo l’Autorità per l’energia elettrica e il gas emette a novembre la delibera 249, con la quale rivede alcune componenti degli incentivi alle fonti assimilate, riducendoli notevolmente.

Un risparmio annuale di circa 250 milioni di euro per le tasche degli italiani. A maggio l’ennesima beffa: il Tar della Lombardia annulla la delibera dell’Autorità, su ricorso di tutte le società che godono degli incentivi Cip6: Edison, Saras (Moratti), Isab (Brachetti), Erg (Garrone)… Nel momento in cui scriviamo non sono ancora note le motivazioni dell’annullamento, per cui non è ancora possibile capire se l’Autorità potrà fare appello al Consiglio di Stato, e se la delibera tornerà a essere operativa.

Insomma, con le nostre bollette continueremo a finanziare i petrolieri e -se la politica non si muove- arricchire chi sta costruendo inceneritori di rifiuti in giro per l’Italia.

Le fonti rinnovabili possono attendere.
(fonte: Autorità per l’energia elettrica e il gas, www.autorita.energia.it)

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